La mostra dell’ANSA “Le donne che hanno fatto la storia d’Italia”

28 Maggio 2026

La mostra dell’ANSA “Le donne che hanno fatto la storia d’Italia”

di Pino Nano

Le donne della Repubblica – Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’Ansa (1946-2026)  Alle ore 11 di oggi giovedì 28 maggio, presso il Complesso di Vicolo Valdina è stata inaugurata la mostra fotografica “Le donne della Repubblica – Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’Ansa (1946–2026)”. Dopo il saluto del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, hanno preso la parola il direttore dell’Ansa, Luigi Contu, il Presidente dell’Ansa, Giulio Anselmi, e l’amministratore delegato, Stefano De Alessandri.

Due giugno 1946: gli italiani tornano a votare dopo il fascismo, e per la prima volta a livello nazionale sono chiamate alle urne anche le donne.

È da quel momento storico che parte la mostra Le donne della Repubblica’. L’esposizione inaugurata a Roma, al Complesso di Vicolo Valdina, si articola in sette momenti legati ad altrettanti passaggi storici.

“Racconta il cambiamento del Paese, della società, del costume, dell’economia e della politica attraverso le donne che hanno contribuito allo sviluppo dell’Italia – racconta il direttore Luigi Contu –. Quel 2 giugno 1946 le donne sono chiamate al voto per la prima volta e diventano un elemento chiave nella fondazione della Repubblica”. La mostra è basata sugli archivi storici dell’agenzia, e in particolare le fotografie e i video in esso contenuti. In 122 foto c’è il cammino difficile che hanno dovuto percorrere, descritto nella cerimonia inaugurale da tre delle donne rappresentate nell’esposizione: Samantha Cristoforetti, prima donna italiana a volare nello spazio, Rosa Oliva, che con il suo ricorso alla Consulta diede il via alle alte carriere per le donne nella pubblica amministrazione, e Debora Corbi, prima donna militare italiana.

Si coglie a piene mani l’entusiasmo dello stesso Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana; “Sono lieto di accogliere la mostra dell’Ansa qui a Vicolo Valdina -dice- Attraverso le immagini e i documenti tratti dal suo archivio ripercorriamo idealmente il cammino delle donne verso la piena cittadinanza, l’uguaglianza sostanziale e il riconoscimento del proprio ruolo sociale. Dal 1946 la presenza femminile nella società ha registrato progressi significativi accompagnati da profonde trasformazioni culturali e di costume. Le donne sono state protagoniste assolute di questi cambiamenti e dei passaggi decisivi della storia della nostra Repubblica. È stato un percorso complicato, segnato da resistenze ed ostacoli che hanno a lungo limitato la loro affermazione nella sfera pubblica e privata. Ma di queste conquiste – ammette il Presidente Fontana- ha beneficiato l’intero Paese nel suo sviluppo civile e morale. Ma il processo di emancipazione e di crescita democratica non può dirsi ancora compiuto. Diseguaglianze, discriminazioni e luoghi comuni persistono nella vita di tutti i giorni e continuano a pesare la grave ed inaccettabile violenza contro le donne nelle sue molteplici forme”.

Oggi l’Italia è profondamente cambiata: al governo c’è una presidente del Consiglio donna, così come è donna la leader dell’opposizione. “Sono rotture – spiega la storica Silvia Salvatici, curatrice della mostra –che dal punto di vista simbolico hanno un valore estremamente importante. Ma il problema della sottorappresentanza è lontanissimo dall’essere risolto. E laddove una componente superiore al 50% della società è sottorappresentata, è un problema della democrazia”.

Il Presidente Lorenzo Fontana non si limita questa volta alla solita dichiarazione di forma, ma va molto oltre nell’analisi che affronta nel raccontare l’evento fortemente voluto dai vertici dell’Agenzia ANSA “Iniziative come questa -ripete Lorenzo Fontana- assumono dunque un significato ancora più profondo. Non si limitano a raccontare il passato, ma richiamano le istituzioni, la politica e tutti noi a una precisa responsabilità. Quella di dare piena e concreta attuazione al principio di parità di genere in ogni ambito della vita. Il conseguimento di questo obiettivo- aggiunge- non riguarda solo le donne, ma investe il Paese e la sua capacità di valorizzare tutte le proprie energie. Da questa capacità -conclude- dipende il nostro futuro e quello delle future generazioni”.

Il direttore dell’ANSA Luigi Contu è pienamente consapevole del ruolo che questa sua mostra, da lui fortemente voluta, avrà nell’immaginario collettivo del Paese. “Noi -dice aprendo i lavori della cerimonia-abbiamo fatto tantissime mostre, libri fotografici in questi anni, ma questa è stata davvero un’avventura speciale. Tutta la squadra che ha lavorato, e li ringrazio tutti, è stato un grande gruppo di ricerca, di archivio, di video, di immagini. Si è visto che c’era un forte entusiasmo nel cercare di raccontare qualcosa di particolare”.

Non nega il direttore dell’Ansa le difficoltà iniziali, “perché non è semplice -riconosce in pubblico- scegliere quali sono le donne che hanno rappresentato il cambiamento. Abbiamo chiesto l’aiuto di una docente, la professoressa Silvia Salvatici, che ringrazio, perché ci ha orientato, ci ha accompagnato in questo meraviglioso luogo che è l’archivio dell’Ansa. Dove ogni volta si trovano tesori che non ti saresti magari aspettato. Quindi abbiamo cominciato a pensare alle tappe principali di questo cambiamento, con la professoressa, alle quali abbiamo dedicato anche una serie di podcast, sia sui momenti politici di questi cambiamenti, sia sui protagonisti, che potete ascoltare sul sito dell’Ansa. Con un percorso anche educativo – aggiunge Luigi Contu- che ci piacerebbe portare nei prossimi mesi anche nelle scuole, per raccontare ai ragazzi quanto è stato difficile per le donne italiane arrivare ad oggi, arrivare ad oggi con la Presidente del Consiglio, Donna, e con la capa del principale partito di opposizione, Eli Shlein e Giorgia Meloni. Abbiamo scelto queste due donne perché ci sembravano davvero rappresentative di come è iniziato questo percorso e come potrà proseguire un percorso che non è finito”.

Tra i primi volti in mostra ci sono quelli delle donne al voto, come lo storico scatto di una madre che si reca alle urne con il figlio in braccio. “L’esposizione ci fa anche vedere come ci fosse stato un appuntamento elettorale precedente rispetto al 2 giugno, alle elezioni amministrative – sottolinea la storica Silvia Salvatici–. Già all’inizio del governo fascista era stato emanato un provvedimento che prevedeva il voto esclusivamente amministrativo delle donne, ma poi è caduto insieme alla democrazia. Il tema torna nel secondo dopoguerra, dopo la partecipazione delle donne allo sforzo bellico e alla Resistenza. Se si rischia la vita per la democrazia, deve essere vera. E non può esserla senza il diritto di voto per tutti”.

Luigi Contu ricostruisce qui in pubblico le tappe di questa mostra storica: “Facendo le nostre ricerche abbiamo scoperto tante donne comuni, al di là di quelle celebri che naturalmente troverete nella mostra, tante donne comuni che con i loro gesti singoli hanno cambiato, hanno avuto il coraggio di cambiare in momenti davvero difficili. Oggi forse si dà per scontato, ma sono state loro le protagoniste del cambiamento. Dalla prima donna sindaca di un paesino sardo, alla prima addetta alle pulizie di un comune, alla prima guidatrice di un autobus, alla prima minatrice del Sulcis, troverete personaggi che al momento non erano noti ma che poi sono entrate nella nostra storia. Ogni volta che veniva approvata una legge o che una di queste persone otteneva quel risultato c’era un giornalista dell’Ansa, un fotografo dell’Ansa a testimoniare. Entrare nell’archivio dell’Ansa significa ripercorrere la storia e rivederla oggi, e quindi questo è davvero qualcosa che vogliamo regalare all’opinione pubblica perché merita di essere visto. Mi fa piacere anche dire che la mostra sarà qui per tutto il mese, poi andrà all’auditorium di Roma. In collaborazione con l’auditorium faremo un altro evento e poi andrà in Piemonte. Poi probabilmente farà un giro in tutta Italia e speriamo anche nelle scuole. Il 2 giugno sera le principali fotografie della mostra saranno proiettate nella cupola dell’auditorium, in Campidoglio, a Torino e in tanti altri comuni italiani grazie all’Anci che ha aderito alla nostra iniziativa. Questa è la storia di questa mostra, davvero entusiasmante, spero che vi piaccia, si comincia qua da sinistra, poi si entra nella sala del Cenacolo e si finisce con i tempi nostri alla fine”.

Ottanta anni di conquiste femminili dunque nelle cronache dell’ANSA 1946-2026’, ma senza dimenticare che l’ANSA – precisa la caporedattrice della redazione Cultura, Elisabetta Stefanelli – ha contribuito attivamente alla storia dell’uguaglianza di genere nel nostro Paese. “Negli anni ‘70 l’ANSA ha mandato a Pechino Adda Princigalli, la prima corrispondente donna dalla Cina al mondo. In quegli stessi anni nell’agenzia è nato un gruppo femminile che ha persino realizzato una proposta di legge per i diritti delle donne, mentre nel 1974 è stata creata la redazione Donne Moda, capeggiata da Paola Berti. La Federazione della stampa, ispirata da questo esempio, ai tempi creò un proprio gruppo per i diritti delle donne nel giornalismo”.

E non mancano le fotografie delle ‘madri costituenti’. “Le 21 donne che furono elette nell’Assemblea costituente – ricorda Elisabetta Stefanelli– erano una rappresentanza piccola di numero, ma estremamente decisa a collaborare. La loro mobilitazione fu fondamentale per introdurre i diritti delle donne nella Carta, per esempio nell’articolo secondo cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge indipendentemente dal loro sesso”.

Da allora ad oggi -si legge in una nota ufficiale dell’ANSA-, le date storiche per il femminismo italiano sono state tante. Nel 1963 è arrivata la legge per l’accesso alle carriere pubbliche. Negli anni ’70 è stato il tempo del divorzio, passando poi per la riforma del diritto di famiglia del 1975 e la legge sulla parità di trattamento del 1977, voluta da Tina Anselmi, prima ministra della Repubblica, anche lei presente nella mostra. Grandissimo è stato poi l’impatto dell’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore, nel 1981. Per questa sezione non poteva mancare l’immagine di Franca Viola. “Si era in una fase avanzata della demolizione dei principi sanciti dal codice Rocco, del 1930 – commenta Silvia Salvatici –. La prima spallata importante era già arrivata con la legge 194 del 1978 sull’interruzione di gravidanza” (si potranno vedere le foto delle manifestazioni del tempo). La parte finale dell’esposizione invece -ricorda la professoressa- è dedicata alla violenza: “nel 1996 la legge finalmente riconosce lo stupro come un reato contro la persona e non più contro la morale”.

E chi meglio di Giulio Anselmi avrebbe potuto tenere a battesimo questo evento? Il grande Giulio Anselmi, Presidente dell’ANSA dal 2009, una vita la sua che ha attraversato e segnato profondamente la storia del giornalismo italiano.

“Oggi ANSA -riete qui alla Camera- è una rilevante agenzia di stampa, la seconda in Europa, e come tutte le agenzie di stampa è caratterizzata dalla totalità. Le informazioni vengono date tutte secondo un criterio di valutazione giornalistica, sono tutti fatti di cronaca che faranno la storia. Si inserisce qui il tema della credibilità, dell’affidabilità, dell’autorevolezza, delle fonti certificate. Le agenzie con questa loro caratteristica di totalità, anche quando fanno l’informazione di tipo verticale, non si concentrano mai su un filone specifico. In questo caso l’attenzione alle donne è in qualche modo un fattore straordinario. Nel passato le donne hanno avuto ruoli subordinati, hanno avuto ruoli importanti per quel che riguarda la vita privata, per quel che riguarda le famiglie. Ma fisicamente deboli e moralmente fragili, come venivano definite, non hanno mai avuto un ruolo pubblico di magistratura in qualche modo. Non hanno mai rivestito magistratura rilevante.

Poi -spiega il grande giornalista- c’è stata una mutazione di tipo antropologico, grossomodo alla metà del Novecento, e in quel momento è cambiato il mondo.In particolare le due donne di Copertina, Anna Magnani e Samantha Cristoforetti, sono state scelte, direi, pure con intelligenza. Perché nel rappresentare le donne nelle cronache dell’Ansa dal 1946 al 1926, queste due donne sono emblematiche di un periodo complesso e con tante protagoniste. Anna Magnani è stata il primo Oscar italiano e anche la prima donna che ha preso un Oscar non appartenendo alla lingua inglese. Mentre Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, simboleggia bene il ruolo delle donne, proteso verso l’avvenire”.

Non c’è che dire, un grande evento e non solo mediatico.

(Immagini recuperate dal sito ANSA)