30 Maggio 2026
Giampaolo Rossi alla Camera “Ecco la RAI che vorrei”
La relazione dell’AD Giampaolo Rossi alla Commissione Cultura della Camera (2)
Il 28 maggio 2026, l’Amministratore Delegato della RAI Giampaolo Rossi ha illustrato alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati, presieduta da Federico Mollicone, il Piano Immobiliare dell’azienda. Una relazione articolata e puntuale che chiarisce la visione strategica, smonta le polemiche strumentali e racconta i cantieri già aperti in tutta Italia.
Di seguito vi proponiamo qui la Seconda Parte del nostro racconto.
COME SI È ARRIVATI ALLE SCELTE FINALI?
L’individuazione degli immobili da porre in vendita -dice Rossi-è avvenuta sulla base di criteri oggettivi: “livello di utilizzo effettivo degli spazi, coerenza con il modello organizzativo e produttivo, costi diretti e indiretti di gestione, investimenti futuri non sostenibili, presenza di alternative logistiche disponibili o programmabili. E, proprio per garantire solidità e trasparenza del processo, l’analisi degli scenari è stata supportata da primari operatori del settore e gli impatti economico-finanziari sono stati studiati su un orizzonte pluriennale. Il processo di vendita riguarda un pacchetto composto da quindici immobili: un perimetro assai circoscritto e definito, non espansivo e di certo ricompreso dentro un intento complessivo di riassetto”.
A questo punto, però, è essenziale ribadire il passaggio che considero più importante: questo Piano non è concepito per “fare cassa”, né può essere raccontato come un arretramento del Servizio Pubblico; al contrario, esso mira a trasformare un costo del passato in un’infrastruttura strategica per il futuro, liberando risorse da reinvestire laddove la Rai produce valore pubblico, cioè nei contenuti, nelle tecnologie, nelle competenze, nella capacità di parlare alle nuove generazioni, senza mai perdere autorevolezza e radicamento territoriale.
CONFRONTO EUROPEO
Il confronto europeo -spiega Giampaolo Rossi- “può aiutare a comprendere il quadro e a smontare molte delle polemiche, a tratti inopportune, createsi attorno alle nostre scelte industriali: non stiamo percorrendo una strada isolata o estemporanea, non siamo degli scellerati autolesionisti. Se, chi spesso senza alcuna competenza, critica il piano immobiliare della Rai, spostasse lo sguardo oltre i nostri confini vedrebbe che anche molti degli altri broadcaster pubblici europei stanno ripensando da anni la gestione del loro patrimonio immobiliare come leva di politica industriale, funzionale a sostenere la trasformazione digitale e la sostenibilità di lungo periodo. Lo stanno facendo il Servizio Pubblico spagnolo e quello tedesco. Ma il caso più emblematico è quello della BBC che ha intrapreso da tempo un percorso strutturato di razionalizzazione e dismissione del proprio patrimonio, riducendo spazi, valorizzando asset non più strategici e liberando risorse significative per reinvestirle in innovazione e contenuti. In questa direzione, ha dunque dismesso anche luoghi dal forte valore simbolico e culturale, come i Maida Vale Studios di Londra: uno storico complesso di studi radiofonici attivo fin dagli anni Trenta, per decenni centro della produzione musicale della BBC e luogo iconico della cultura britannica, in cui hanno lavorato e registrato artisti e orchestre di statura internazionale. Questo caso è istruttivo perché mostra, con chiarezza, che modernizzare non significa obliare la memoria, bensì metterla nelle condizioni di continuare a vivere dentro un modello sostenibile”.
LA SFIDA FINALE
L’obiettivo generale -ripete l’AD della RAI- è duplice: “Ridurre superfici inutilizzate e costi di gestione — meno dispersione, meno locazioni passive, meno sprechi energetici — e, al tempo stesso, superare la frammentazione degli spazi produttivi e organizzativi, concentrando attività e professionalità in poli contemporanei e integrati, capaci di favorire collaborazione, cambiamento e fluidità produttiva. Questo percorso determina già un effetto misurabile: oltre 10 milioni di euro l’anno di risparmi a regime, risorse che potranno e dovranno essere reinvestite nella missione di Servizio Pubblico in ogni sua declinazione”.
VIALE MAZZINI
“A Roma, è stata avviata la rigenerazione di Viale Mazzini, con un intervento di bonifica dall’amianto e conseguente riqualificazione radicale, che porterà la sede a standard ambientali avanzati, introducendo un modello organizzativo più moderno”.
SAXARUBRA
“A Saxa Rubra, è in corso il potenziamento del centro produttivo Rai, con la realizzazione – per la prima volta dagli anni ’90, quando fu inaugurato il polo – di due nuovi studi televisivi per 1.800 metri quadrati complessivi, operativi per la stagione 2026/27: un investimento che non è un dettaglio tecnico, ma un’accelerazione concreta verso una produzione più moderna, efficiente e competitiva, capace di sostenere l’offerta editoriale, quindi garantire gli adeguati contenuti che i cittadini chiedono e meritano”.
MILANO
“A Milano, il progetto Mico Nord rappresenta un salto di scala e di qualità, tanto più significativo in una prospettiva internazionale: un hub integrato di oltre 55 mila metri quadrati, che unirà uffici, radio e televisione superando la frammentazione storica delle sedi milanesi. 8 studi televisivi e 6 studi radiofonici per uno dei centri media più avanzati e sostenibili su scala europea, segnando una strada ben definita: non inseguire l’innovazione, ma gettarne le condizioni industriali”.
NAPOLI
“A Napoli, il Centro di Produzione avvia una rigenerazione profonda del proprio patrimonio produttivo e storico, con interventi su Palazzina Uffici e Auditorium e un miglioramento sismico dell’edificio: perché la sicurezza non è una pagina amministrativa, ma un dovere pubblico; e la continuità produttiva non è un interesse aziendale, ma una certezza, una sicurezza per gli italiani”.
LA CESSIONE DEI 15 IMMOBILI
Giampaolo Rossi usa questi termini testuali: “La cessione riguarda quindici immobili non più funzionali, finalizzata a ridurre strutturalmente il footprint immobiliare, concentrare le attività e ridurre i costi di gestione e manutenzione. È una scelta selettiva, sorretta da criteri obiettivi e da un procedimento trasparente: una linea industriale, non ideologica, come è stata interpretata in modo strumentale”.
PALAZZO LABIA A VENEZIA E IL TEATRO DELLE VITTORIE A ROMA
“Proprio perché siamo in Commissione Cultura -sottolinea Giampaolo Rossi – ritengo essenziale dedicare un passaggio specifico alla tutela e valorizzazione dei beni culturali. Esistono immobili che non sono soltanto asset patrimoniali, ma luoghi dal forte valore storico-artistico ed emotivo collettivo. Penso a Palazzo Labia, penso al Teatro delle Vittorie, su cui insisterà il Dg nel suo intervento successivo al mio. Su questi beni la Rai intende esercitare pienamente il proprio ruolo di custode responsabile, e l’interesse manifestato dal Ministero della Cultura credo sia da leggere come un segnale positivo, che non fa che confermare la rilevanza di quel patrimonio e la correttezza del percorso intrapreso. Ma valorizzare, in quest’ottica, significa anche rendere accessibile: immaginare, soprattutto per beni come Labia, forme di fruizione che consentano a un numero maggiore di cittadini di conoscere e vivere luoghi iconici che appartengono alla cultura nazionale”.
TORINO
Per Giampaolo Rossi “Un’attenzione particolare merita Torino, città di cui ho incontrato recentemente il Sindaco in un confronto che si è svolto in modo costruttivo, confermando un punto per noi essenziale: il Centro di Produzione di Torino è e resta un presidio strategico, per la città e per l’intero sistema radiotelevisivo italiano. Torino è, per vocazione, una capitale di innovazione, e per la Rai rappresenta una roccaforte di futuro, nella quale produzione, tecnologia e sviluppo digitale trovano un naturale terreno di convergenza”.
TECHE
Il tema delle Teche, permette all’Ad della RAI usare il cuore: “perché se il Piano Immobiliare interviene sui luoghi fisici della produzione, il bene più prezioso della Rai -ripete- non risiede, a mio avviso, nei mattoni, ma in ciò che quegli spazi hanno generato: immagini, voci, memoria, identità. Dico allora un po’ provocatoriamente ma per rendere bene il concetto: se la Rai davvero ha un suo Colosseo, una sua Pompei, un suo Duomo di Milano, una sua Arena di Verona, – per citare alcune delle meraviglie nostrane – ovvero un bene unico che è parte dell’immaginario collettivo e che merita la tutela più scrupolosa – quel bene non possono essere che le Teche, ossia l’archivio audiovisivo che racconta l’Italia a sé stessa e custodisce un pezzo sostanziale della nostra identità nazionale. Per questo la digitalizzazione delle Teche — avviata dal 2024 — non è un capitolo tecnico, ma un investimento di visione, di natura culturale e industriale insieme: in poco più di due anni sono state digitalizzate oltre 320 mila pellicole, pari a circa 13 mila ore di contenuti, rendendo tramandabile, raggiungibile e al sicuro uno dei patrimoni audiovisivi più rilevanti della Nazione, con la centralizzazione a Torino del polo di recupero e lavorazione. Conservare, restaurare e rendere fruibile questo tesoro significa non smarrire le tracce delle radici comuni, ma mettere tutto a disposizione delle nuove generazioni; significa, in ultima analisi, incarnare i principi del nostro Contratto di Servizio ed esercitare fino in fondo il mandato del Servizio Pubblico, che non è soltanto presidio del presente, ma anche custodia della continuità culturale del Paese”.
CONCLUSIONI
Il senso complessivo del Piano Immobiliare -conclude Giampaolo Rossi alla Commissione Cultura della Camera- è, dunque, quello di “accompagnare la Rai in una trasformazione necessaria e urgente, senza opporre il passato al futuro, ma tenendoli insieme con responsabilità e buon senso. Perché un Servizio Pubblico non si difende conservando con staticità l’esistente: si difende rendendolo sostenibile, adattivo, all’altezza delle sfide europee, e soprattutto in grado di continuare a servire i cittadini con qualità, credibilità e autorevolezza”.
E chiude così: “Su questo, come Amministratore Delegato, mi assumo un impegno chiaro: la Rai porterà avanti questo percorso con ordine, rigore, trasparenza e rendicontabilità, perché quando si gestisce un patrimonio che, in ultima analisi, appartiene a tutti, la prima regola è rispondere nel merito, rispondere nel tempo, anche quello futuro, e rispondere con impegno e consapevolezza. E sarà su questi risultati, non sulle polemiche e non sulle scorciatoie mediatiche, che la Rai chiede di essere compresa e valutata”. (Parte Seconda, Fine)
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