Giampaolo Rossi “Ecco la Rai in cui credo”

30 Maggio 2026

Giampaolo Rossi “Ecco la Rai in cui credo”

di Pino Nano

Giovedì 28 maggio alle ore 13.30, la Commissione Cultura della Camera ha registrato l’audizione dell’Amministratore Delegato Rai Giampaolo Rossi e del Direttore Generale Roberto Sergio sui temi relativi al “valore culturale, storico e artistico del Teatro delle Vittorie e di altri edifici interessati dal piano immobiliare della Rai”.

L’appuntamento trasmesso in diretta webtv ci da oggi la possibilità di conoscere e di raccontarvi con assoluta precisione, e per temi, le cose che l’AD della RAI ha dichiarato ai parlamentari della Commissione, cosa che per altro ha fatto da protagonista, con una verve e una padronanza mediatica invidiabili, e soprattutto con una narrazione che credo abbia fortemente condizionato in positivo le attese e i possibili pregiudizi originari all’interno della stessa Commissione.

Ma procediamo per temi e con ordine, rispettando la cronologia dettata dallo stesso Giampaolo Rossi.

IL PIANO IMMOBILIARE

Questa convocazione -dice Giampaolo Rossi– mi consente d’illustrare a voi lo sfidante e da decenni atteso Piano Immobiliare che la Rai sta realizzando e attraverso il quale stiamo costruendo l’azienda del futuro; dietro la concretezza dei cantieri e la materialità degli immobili si delinea la capacità della Rai di rinnovarsi, senza smarrire la propria identità, di modernizzare le proprie infrastrutture, senza indebolire la propria missione, di stare nella trasformazione del mercato e della società, senza rinunciare al proprio ruolo culturale, economico e creativo nella Nazione.

Giampaolo Rossi disegna al Presidente della Commissione Cultura e ai parlamentari presenti una panoramica ampia e di sistema sul piano immobiliare e sulle scelte strategiche che lo hanno ispirato, ma anticipa subito e precisa che sarà dopo di lui il Direttore Generale Roberto Sergio a descrivere i “dettagli più tecnici, lo stato di avanzamento del piano e le macro-caratteristiche dei vari cespiti Rai”.

Il Piano Immobiliare -sottolinea Giampaolo Rossi- non va letto come un capitolo “a parte”, né come un dossier meramente patrimoniale. “Esso costituisce un pilastro del Piano Industriale e, dunque, uno degli strumenti attraverso cui la Rai sta ultimando la sua storica transizione verso una Digital Media Company, capace di produrre e distribuire contenuti in modo integrato, efficiente e competitivo, secondo standard europei e con una responsabilità collettiva di rigore e serietà”.

PIANO INDUSTRIALE

Il nostro -sottolinea il numero-uno della RAI- è un Piano Industriale ambizioso, sfidante e di rottura rispetto al passato, senza precedenti, come ritenuto dagli addetti ai lavori. Un piano che accompagna e sostiene il completamento della trasformazione digitale dell’azienda e lo fa con un prospetto di investimenti “tecnologici” incrementali 2024-2026 di oltre 100 milioni.

Rossi è un fiume in piena: “Stiamo trasformando la Rai da broadcaster tradizionale, semplice emittente di contenuti lineari, ad ecosistema mediale e narrativo, capace di intercettare target diversi, in ogni momento e su ogni dispositivo, e di mantenere, grazie ad agilità, autonomia e competitività, un posizionamento centrale nello scenario di mercato, oggi, come ben sapete, dominato dai nuovi colossi e player globali.

Rossi usa un termine del tutto nuovo rispetto al passato per definire la Rai che verrà: “Una multipiattaforma che integra lineare, digitale e servizi on demand. L’obiettivo -precisa-è quello di preparare il terreno per una rivoluzione strutturale che interessi in modo sistemico i modelli editoriali, l’organizzazione, le modalità, gli spazi e le sedi di lavoro, le infrastrutture tecnologiche, nonché la sostenibilità economico-finanziaria e ambientale. Un nuovo modo, insomma, di pensare il Servizio Pubblico, “un nuovo paradigma”.

Il piano industriale -dice ancora Rossi- ha anche accelerato la spinta tecnologica, con la digitalizzazione di Rai Sport, l’estensione del DAB (74% copertura, obiettivo 85%), nonché investimenti in automazione e studi più efficienti. Ma c’è ancora molto altro. È stata inoltre avviata -dice Rossi- l’installazione di ledwall e floorled (già in 8 studi) con riduzione dei costi operativi, e di 2000 proiettori LED, con benefici anche sui consumi energetici.

IL PIANO DI “DISMISSIONI”

Desidero chiarire subito -sottolinea Rossi- — “con la massima nettezza, perché su questo punto si è alimentata confusione spesso strumentale nell’ultimo periodo — che non siamo di fronte a un “piano di dismissioni”, ma a un piano immobiliare organico, prospettico, di medio-lungo periodo, finalizzato a riordinare e sviluppare il patrimonio Rai attraverso un insieme coerente di azioni: ristrutturare, rifunzionalizzare, costruire, valorizzare e, solo ove strettamente necessario, dismettere.

Cosa significa tutto questo? Rossi non usa nessuna mediazione e dice con assoluta chiarezza che la dismissione, quando prevista, non è il fine: “E’ uno degli strumenti, e viene utilizzata in modo selettivo, dentro una logica industriale larga e complessiva, come ben confermato dal nostro ultimo bilancio 2025, da pochi giorni approvato in Cda. Un bilancio -sottolinea testualmente ancora l’AD- “che ci ha visti tornare a un utile netto consolidato positivo (9,3 milioni), risultato straordinario, dopo otto anni di sostanziale pareggio, il quarto migliore degli ultimi diciotto anni, conseguito in un contesto particolarmente sfidante e, in aggiunta, senza il ricorso a leve straordinarie, come è spesso accaduto in passato. È il segno concreto di un’Azienda che ha ritrovato solidità, disciplina e gestione rigorosa, tanto da poter riconoscere, e ne sono davvero orgoglioso, per la prima volta il 100% del premio di risultato ai dipendenti”.

IL NUOVO PROGETTO IMMOBILIARE

Anche qui Giampaolo Rossi non ha nessuna incertezza. Il progetto immobiliare della Rai -dichiara-è il risultato di una stratificazione lunga decenni e, soprattutto, attesa da decenni. “Costruito per rispondere, nel tempo, a esigenze produttive, tecnologiche e organizzative profondamente mutate rispetto al passato. Parliamo di un portafoglio esteso sull’intero territorio nazionale — sedi direzionali, sedi regionali, grandi centri di produzione televisiva e radiofonica — pari a circa 750 mila metri quadrati lordi, con un’età media di più o meno 40 anni. In molti casi, dunque, si tratta di spazi obsoleti, concepiti per un modello di utilizzo ormai superato, che nel corso degli anni è stato gestito spesso per necessità contingenti, senza un disegno unitario e lungimirante in grado di garantire sostenibilità, efficienza e prospettiva nel lungo periodo”.

PERCHE’ QUESTA DECISIONE DI CAMBIARE ?

Perché era la cosa più razionale da fare, secondo Rossi, che in Commissione Cultura ripete fino alla nausea il suo mantra: “Mantenere integralmente l’assetto attuale avrebbe comportato, nel futuro a venire, ingenti investimenti per ammodernamenti strutturali e impiantistici, adeguamenti normativi, sicurezza ed efficienza energetica, con un impatto finanziario crescente e difficilmente compatibile con il contesto economico e con le priorità industriali dell’Azienda. Sarebbe stato il modo forse più rapido e meno “impopolare” ma di certo il più dannoso: avremmo assorbito risorse senza generare valore, comprimendo ciò che costituisce il cuore della missione Rai”.

LA MISSION DELLA RAI CHE VERRA’

Rossi usa questi termini: “la produzione editoriale, i programmi, l’innovazione tecnologica, la trasformazione digitale, il rafforzamento dell’offerta di Servizio Pubblico”. Un rischio che non possiamo permetterci, perché un Servizio Pubblico non ha il diritto di disperdere risorse in inefficienze strutturali, quando quelle risorse sono necessarie per garantire qualità, pluralismo, innovazione e accessibilità ai cittadini. È su queste basi che nel 2022 è stato approvato il Piano Immobiliare, a valle di una ricognizione approfondita svolta nel 2021, che ha consentito di distinguere gli immobili strategici — da preservare e rifunzionalizzare — da quelli non più funzionali alle esigenze operative e produttive della Rai odierna.

(Parte Prima, Segue)