9 Giugno 2026
Triennale di Milano, Carla Morogallo riconfermata Direttore Generale
Il nuovo Consiglio di amministrazione della Triennale di Milano, che al posto di Stefano Boeri, ha nominato Vincenzo Trione alla presidenza, ha riconfermato per il secondo mandato consecutivo e per i prossimi quattro anni Carla Morogallo nel ruolo di direttrice generale. Oggi a 46 anni la “Signora della Triennale” è una delle donne manager italiane di altissimo profilo istituzionale e accademico, con una carriera straordinaria tutta intera dedicata all’arte.

Personaggio poliedrico, eclettica, intellettuale di grande cultura, temperamento forte, il carisma delle donne mediterranee, istintiva e riflessiva insieme, cocciuta e a tratti tenerissima, madre moglie e oggi, per i prossimi quattro anni, ancora direttore generale di una delle istituzioni culturali più famose d’Italia. Una manager profondamente innamorata della Calabria,che è la su terra di origine, ma perfettamente integrata ormai nei ritmi della “sua” Milano, dove ogni giorno ha a che fare con i più grandi protagonisti del mondo dell’arte.
Eternamente sorridente, continuamente disponibile, figlia d’arte in tutti i sensi, perché figlia di un artista famoso, suo padre Mimmo Morogallo ha raccontato nelle sue tele la magia del Mediterraneo in ogni angolo del mondo, arrivata alla Triennale quasi per gioco, ancora ragazza, e di cui oggi conosce ogni angolo e ogni tassello di questo straordinario mosaico dell’arte e della bellezza italiana nel mondo. Una eredità pesante, acquisita per merito dopo una selezione internazionale che l’ha vista prima in assoluto. Ma non poteva non essere che così. Arrivata alla Triennale per uno stage post-laurea, a furia di fare migliaia di fotocopie ogni giorno, alla fine ha conquistato il cuore del grande pianeta che l’aveva appena accolta. Padrona assoluta del suo mestiere e del suo ruolo, oggi Carla Morogallo è un pezzo importante del Made in Italy nel mondo e di cui la Grande Milano va continuamente fiera.
ll nuovo Cda della Fondazione, che rimarrà in carica per quattro anni, ha votato all’unanimità Vincenzo Trione come presidente e Maria Porro, che è anche presidente del Salone del Mobile, come vicepresidente. Del nuovo board fanno parte nove membri: Trione, che è Professore ordinario di Arte e media e di Storia dell’arte contemporanea all’Università lulm di Milano, critico d’arte e curatore di grandi mostre, l’imprenditore Dario Rinero, e il filosofo ed ex assessore milanese alla Cultura Stefano Zecchi, tutti e tre in rappresentanza del ministero della Cultura. L’avvocato Alberto Ferdinando Maria Toffoletto è in rappresentanza del Comune di Milano, insieme a Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano. In rappresentanza della Regione Lombardia c’è Davide Rampello, che della Triennale è stato presidente dal 2003 al 2011, mentre l’imprenditrice nel settore dell’edilizia Regina De Albertis rappresenta la Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza, Lodi, così come il giornalista e direttore della fondazione Pirelli Antonio Calabrò. Infine Maria Porro è stata nominata in rappresentanza congiunta dei rappresentanti istituzionali.

-Dottoressa Morogallo, quale è secondo lei il dato oggi più significativo della “sua” Triennale?
Credo di poter dire che Triennale si confermi oggi un importante punto di riferimento culturale nazionale e internazionale, con 3 milioni di visitatori nel quadriennio, un pubblico giovane che va ai 18 ai 34 anni, e culturalmente molto attivo.
–Quando lei dice “Quattro anni di impegno pesante” cosa intende dire?
Vede, nel periodo 2022-2026, l’attività del Consiglio di Amministrazione si è orientata su quattro aspetti prioritari: la definizione di una strategia di public engagement, la riorganizzazione e la rifunzionalizzazione degli spazi del Palazzo dell’Arte, il consolidamento dell’immagine dell’istituzione sul piano internazionale, la stabilizzazione degli aspetti gestionali e amministrativi. E tutto questo ha comportato un gran lavoro di squadra.
–Cosa è cambiato rispetto al passato?
Direi, molte cose. Triennale Milano ha attraversato una fase di profonda trasformazione, guidata dal piano strategico “Design the Future”, presentato dalla governance nel 2022. Un percorso che ha coniugato continuità e innovazione, radicato nell’identità dell’istituzione e orientato a una lettura consapevole delle dinamiche culturali e sociali della contemporaneità.
–Oggi lei si porta dietro una serie di successi importanti mi pare di capire?
La Triennale ha lavorato per rafforzare il proprio posizionamento, in Italia e all’estero, attraverso attività di comunicazione, progetti di public engagement e collaborazioni istituzionali di alto profilo. L’Esposizione Internazionale si è confermata un’importante occasione per la costruzione di progettualità condivise con partner da tutto il mondo, e la 23a edizione Unknown Unknowns (2022) e la 24a Inequalities (2025) hanno consolidato e ampliato la risonanza internazionale della manifestazione.
–Sbaglio o colgo un pizzico di fierezza nelle cose che mi dice?
Certamente è sensibilmente cresciuta l’attività di Triennale anche all’estero, attraverso la presentazione di mostre prodotte dall’istituzione in musei di rilievo. Tra le collaborazioni avviate nel quadriennio mi piace ricordare quelle con la Serpentine di Londra, l’ESA – Agenzia Spaziale Europea, Democracy & Culture Foundation, Design Doha Biennial e Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, con cui è proseguito il partenariato culturale avviato nel 2019. Non solo questo, ma il teatro di Triennale ha ampliato l’attività di coproduzione con importanti festival e teatri internazionali.
–La cosa di cui lei va più fiera?
Sono varie le cose che vale la pena di raccontare sulla vita della Triennale. Il Museo del Design Italiano, per esempio, ha permesso di valorizzare la collezione permanente di design. La nascita degli spazi Cuore, Voce, Gioco: sono nuovi nati di Triennale che stanno crescendo giorno per giorno accompagnati da un pubblico sempre presente.
–Immagino anche lavori di ristrutturazione?
Il Palazzo dell’Arte è stato oggetto di interventi significativi che ne hanno ridefinito il ruolo: non soltanto luogo che accoglie la cultura, ma spazio che la genera e la interpreta. Il progetto di riqualificazione architettonica, diretto da Luca Cipelletti, è stato realizzato con tre obiettivi principali: la rifunzionalizzazione degli spazi per renderli ancora più accessibili e adatti ad accogliere una programmazione multidisciplinare, la valorizzazione del progetto originario di Giovanni Muzio del 1933, la riqualificazione dell’edificio in termini energetici e sostenibili.
–Oggi si parla molto, anche a livello internazionale, dei nuovi spazi che sono nati in questi quattro anni alla Triennale, dal vostro Centro di Ricerca a Voce?
Dopo gli interventi del 2020 sul teatro e sugli spazi espositivi al primo piano, nel febbraio 2024 abbiamo inaugurato Cuore – Centro studi, Archivi, Ricerca, uno spazio di 400 mq che accoglie il centro di ricerca di Triennale ed espone una parte rilevante dell’archivio. Nel 2024-2025 il progetto si è concentrato sulla rifunzionalizzazione del Piano parco, un importante lavoro progettuale che si è concluso nel maggio 2025 e che ha interessato 9.600 mq (2.300 mq interni e 7.300 mq di giardino). Questo intervento ha portato alla creazione di Voce Triennale, uno spazio dedicato al suono e alla musica con caratteristiche acustiche e illuminotecniche uniche, di Gioco, pensato per dare spazio all’immaginazione e alla creatività, e del ristorante-caffetteria Cucina Triennale, aperto in qualsiasi momento della giornata. Questi progetti sono un unicum non esiste un’altra Istituzione che così rapidamente ha cambiato il paradigma dell’offerta culturale portando al centro la ricerca, la valorizzazione del patrimonio in chiave contemporanea, la musica e la didattica.
–Leggo che in questi quattro anni avete stravolto le vostre abitudini tradizionali, intendo dire che sono radicalmente cambiati i vostri approcci istituzionali?
Per quanto riguarda il rapporto con i pubblici, Triennale ha scelto di adottare un approccio basato sull’ascolto e sulla co-creazione, che si è tradotto in nuove modalità di accesso e fruizione della programmazione, che rispondessero alle esigenze dei diversi pubblici. Da questa impostazione è derivata la strategia di public engagement, che si è concretizzata attraverso la membership e il patron program, ma è stata anche la necessaria premessa per l’importante lavoro sugli spazi. La membership, programma avviato nel 2023, ha permesso di creare una comunità attiva attorno all’istituzione, raggiungendo il risultato di più di 7.500 membership acquistate in due anni. L’introduzione nel 2023 di un sistema CRM, Customer Relationship Management, ha consentito di mappare le abitudini di fruizione, strutturare in modo più efficace la relazione con i pubblici e di ottimizzare le dinamiche organizzative interne.
In questi anni siete diventati famosi anche per il modo come avete gestito le vostre finanze?
Nel corso del suo mandato, la Fondazione ha portato avanti una gestione economica, frutto del lavoro della Direzione Generale, che si è dimostrata efficace e sostenibile, sviluppando un piano di investimenti pluriennale in parallelo a una programmazione intensa e continuativa.
–Come avete fatto?
Il business model di Triennale ha caratteristiche comuni a tutte le fondazioni di natura privata con partecipazione pubblica. A livello di sistema consolidato, la percentuale di ricavi di natura pubblica è del 43% e quella di natura privata del 57% su un fatturato complessivo di 20 milioni. Un patrimonio che dal 2022 al 2025 è cresciuto di oltre 6 milioni, garantendo solidità e sostenibilità futura.
–Quale è il suo ruolo oggi all’interno di questo panorama così importante?
Quello che posso dirle è che la direzione generale rappresenta la continuità, confermata dal nuovo cda, con piena condivisione da parte dei Soci che ne apprezzano la capacità relazionale e la competenza che ha portato lo sviluppo economico dell’istituzione, e in questa direzione mi piace muovermi con estrema riservatezza ed equilibrio istituzionale.

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