Roberto Sergio oggi in Commissione Vigilanza RAI

10 Giugno 2026

Roberto Sergio oggi in Commissione Vigilanza RAI

di Pino Nano

Alle 8.15 in punto, Palazzo San Macuto oggi, non un minuto oltre, la Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI Barbara Floridia apre la seduta odierna che ha avuto come protagonisti il direttore generale corporate della Rai, Roberto Sergio, e la direttrice infrastrutture immobiliari e sedi locali della Rai, Paola Sciommeri.

Una seduta importante, dai toni a tratti anche solenni, a cui Roberto Sergio ha portato e consegnato una relazione dettagliatissima sulle cose in programma, sulle cose da fare, sulle cose da avviare, sui tempi di realizzazione. Quella che lui chiama “La RAI del futuro”.

In Commissione per la RAI sono presenti anche la dottoressa Paola Marchesini, Direttore dello STAFF della Drezione Generale Corporate, il dr. Andrea Sallustio, Direttore Assett Immobiliari e Servizi, e il dr. Francesco Pultrone, Direzione Relazioni Istituzionali.

Abbiamo trascritto l’intervento del Direttore Generale Roberto Sergio in maniera integrale perche ognuno si faccia finlmente un’idea chiara delle cose riferite in Commissione, consapevoli come siamo che ogni opinione personale va rispettata e va raccontata fino in fondo nello spitrito comune di costruire insieme il futuro della RAI.

La cosa forse che più ci ha colpito è stata la conclusione della relazione di Roberto Sergio: “Ritengo –ha detto testualmente Roberto Sergio alla Commissione- una scelta responsabile e coerente aver assunto personalmente la responsabilità di portare a compimento un progetto strategico per l’azienda che era stata approvata all’unanimità dal Consiglio di amministrazione nel luglio 2022, sotto la presidenza di Marinella Soldi e la guida di Carlo Fuortes e successivamente riconfermato nel gennaio e nell’aprile del 1923. Dal maggio del 1923, quando ho assunto la carica di amministratore delegato, fino all’ottobre 2024, termine del mandato e successivamente fino ad oggi sotto il mandato dell’amministratore delegato Rossi, si è ritenuto doveroso garantire continuità a quel percorso nella convinzione che progetti validi e strategici per il futuro della RAI debbano essere valutati nel merito e non solo a base dell’alternanza delle stagioni manageriali o dei vertici aziendali“.

Ora qui di seguito il suo intervento introduttivo.

“Signor Presidente, onorevoli commissari e onorevoli commissari, ringraziando godesta istituzione per l’opportunità che oggi ci viene concessa. Ci si è consentito una breve riflessione sul ruolo che il management della RAI deve esercitare quotidianamente e che non può essere separato dalla natura stessa dell’azienda e dalla funzione che essa è chiamata a svolgere nell’ordinamento democratico del Paese.

La RAI rappresenta infatti una realtà unica nel panorama nazionale ed europeo perché opera contemporaneamente come impresa industriale, istituzione culturale e concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.

Da questa peculiare configurazione derivano responsabilità che travalicano la dimensione puramente aziendale e che impongono un costante equilibrio tra sostenibilità economica, innovazione, qualità editoriale e adempimento della missione pubblica.

A differenza di una società per azioni tradizionale nella quale il management è prevalentemente chiamata a perseguire obiettivi economici e competitivi, nella RAI la funzione manageriale assume una valenza più ampia e articolata.

Essa è chiamata a garantire l’equilibrio dei conti, l’efficienza gestionale, assicurando al contempo il rispetto dei principi di pluralismo, indipendenza, inclusione, promozione culturale e coesione sociale che costituiscono il fondamento stesso del servizio pubblico.

La responsabilità del vertice aziendale si esercita pertanto in un contesto particolarmente complesso, caratterizzato da una profonda trasformazione del sistema dei media, dall’affermazione di operatori globali dotati di capacità finanziarie senza precedenti, dalla rapida evoluzione tecnologica e dall’emergere di nuove modalità di produzione, distribuzione e consumo dei contenuti. In questo scenario il compito affidato al management non consiste esclusivamente nell’amministrazione dell’esistente, ma nella capacità di accompagnare e governare il cambiamento, preservando al tempo stesso i valori e le finalità che il legislatore ha attribuito al servizio pubblico radio televisivo. Ciò significa assicurare la competitività della Rai nel mercato globale dei contenuti, promuovere la trasformazione digitale, sostenere la produzione culturale nazionale, garantire un’informazione autorevole e verificata, valorizzare il patrimonio professionale interno e rendere l’azienda sempre più capace di raggiungere tutte le componenti della società, comprese quelle che il mercato tende naturalmente a trascurare.

All’interno di questa prospettiva strategica si colloca anche il tema della gestione del patrimonio immobiliare e aziendale. Il patrimonio della Rai costituisce una risorsa di importante valore storico, culturale e industriale, costruita nel corso di oltre 70 anni di attività. Proprio per questa ragione esso deve essere amministrato secondo criteri di responsabilità, efficienza e visione prospettica, nella consapevolezza che la tutela del patrimonio non coincide necessariamente con la conservazione immutata di ogni singolo bene, ma con la sua capacità di contribuire concretamente agli obiettivi del servizio pubblico.

L’evoluzione tecnologica e produttiva degli ultimi decenni ha profondamente modificato le esigenze operative dell’industria audiovisiva. Le modalità di produzione richiedono oggi infrastrutture sempre più flessibili, tecnologicamente avanzate, sostenibili sotto il profilo energetico e pienamente integrate con le piattaforme digitali e con i nuovi modelli di distribuzione dei contenuti. In tale contesto appare doveroso interrogarsi periodicamente sulla funzione strategica dei singoli asset patrimoniali e sulla loro effettiva rispondenza alle esigenze future dell’azienda.

Il dibattito che riguarda immobili di particolare rilevanza simbolica, come il Teatro delle Vittorie a Romo o Palazzo Labbia a Venezia, merita pertanto di essere affrontato con equilibrio, rigore e senso delle istituzioni.

Il Teatro delle Vittorie rappresenta una delle pagine più importanti della storia della televisione italiana. In esso ci sono svolti programmi, eventi e produzioni che hanno contribuito a formare l’identità culturale del Paese e la memoria collettiva di intere generazioni.

Il suo valore storico è indiscutibile e costituisce una parte integrante del patrimonio culturale della RAI. Tuttavia il riconoscimento di tale valore non è simile alla necessità di valutare se l’immobile continua a rappresentare, nelle mutate condizioni tecnologiche e produttive, un’infrastruttura strategica per il perseguimento degli obiettivi aziendali. La responsabilità gestionale impone infatti di considerare con attenzione i costi di mantenimento, gli investimenti necessari all’adeguamento strutturale e tecnologico, il livello di utilizzo effettivo e la capacità dell’immobile di rispondere alle esigenze produttive contemporanee.

Analoghe considerazioni possono essere svolte con riferimento a Palazzo Labia, straordinario complesso monumentale di Venezia, tra i più prestigiosi esempi del patrimonio storico e artistico nazionale. Il valore culturale dell’edificio, arricchito dagli affreschi di Giambattista Tiepolo, è universalmente riconosciuto e merita la massima tutela. Anche in questo caso, tuttavia, la questione da affrontare riguarda la funzione che tale bene è stato chiamato a svolgere rispetto alla missione industriale e produttiva dell’azienda.

La tutela di un bene culturale e la sua valorizzazione possono essere perseguite attraverso molteplici strumenti, non necessariamente coincidenti con il mantenimento della proprietà da parte di una società concessionaria del servizio pubblico radio televisivo. La valorizzazione di specifici asset patrimoniali, laddove coerente con una visione industriale complessiva e accompagnata da adeguate garanzie di tutela culturale, non deve essere interpretata come una dismissione della memoria aziendale, bensì come una scelta finalizzata a rafforzare la capacità della RAI di investire nelle infrastrutture produttive, nelle tecnologie digitali, nella sicurezza delle reti e degli impianti, nell’innovazione editoriale e nella formazione delle proprie professionalità.

La sfida che si pone oggi dinanzi al servizio pubblico consiste infatti nel trasformare il patrimonio accumulato nel passato in una leva di sviluppo per il futuro.

La modernizzazione della RAI richiede investimenti significativi e continui, richiede la capacità di evolvere verso un modello di digital media company pienamente integrata, in grado di competere in un mercato globale senza rinunciare alla propria identità e alla propria funzione pubblica. In questa polospettiva la corretta amministrazione del patrimonio immobiliare rappresenta non un tema marginale, ma una componente essenziale della responsabilità affidata al management.

L’obiettivo non è scegliere tra memoria e innovazione, tra tradizione e futuro, l’obiettivo è garantire che il patrimonio materiale e immateriale, costruito in oltre i 70 anni di storia, continui a produrre valore per i cittadini, rafforzando la capacità della RAI di adempiere anche nei prossimi decenni alla propria missione culturale, informativa e democratica al servizio della Repubblica”.

Fin qui la relazione introduttiva del Direttore Generale Roberto Sergio. Per chi avesse voglia invece di rivedere l’audizione di oggi questo è il link utile per farlo: https://webtv.camera.it/evento/31551