Un cortometraggio inedito racconta di un progetto mai realizzato di Federico Fellini

10 Giugno 2026

Un cortometraggio inedito racconta di un progetto mai realizzato di Federico Fellini

di rai senior

Facciamo un passo indietro. La storia di fantasia che ci apprestiamo a raccontare, trae nutrimento da una seconda storia, questa reale, inedita, pazzesca, risalente a quasi sessant’anni fa, e che coinvolge due dei più grandi registi del secolo scorso: Federico Fellini e Ingmar Bergman. Riassumiamo brevemente. … Era il 1969, quando al Hotel Excelsior di Roma andava in onda una conferenza stampa che sarebbe passata alla storia. Davanti un’orda di giornalisti incalliti, i due geni del cinema, entrambi all’apice della propria carriera, annunciano un film insieme, affermando perfino di avere un copione già pronto. Il titolo? “Duetto d’amore”. Le aspettative? Ovviamente alle stelle”.

Appena presentato e in corsa in diversi festival del cortometraggio Duetto d’Amore II è oggi il risultato di un passaggio di testimone invisibile: un film mai nato che genera un film nuovo; un’idea incompiuta che trova una nuova forma; un viaggio iniziato da un critico che diventa materia viva nelle mani di un giovane autore. È la dimostrazione che il cinema, come diceva Kubrick, appartiene a chi ha un punto di vista, non a chi aspetta una storia. E che a volte sono gli allievi – con la loro libertà, la loro incoscienza, la loro fame di visioni – a riaprire ciò che i maestri avevano lasciato incompiuto.

Stanley Kubrick non aveva dubbi: Fellini e Bergman non aspettavano le storie, le generavano. Non cercavano il mondo: lo inventavano.

È da questa convinzione – e da un film mai nato – che prende forma l’avventura creativa che ha ispirato un regista e critico cinematografico come Marco Spagnoli e, molti anni dopo, un giovane autore come Lorenzo Mezzana e Ferdinando Sette, suoi allievi al Master in Writing e Produzione Cinematografica della Luiss Business School di Roma. Da quel percorso formativo nasce una collaborazione artistica che vede Mezzana e Sette intraprendere insieme la strada della regia, dando vita a una visione condivisa del racconto cinematografico. Questo progetto rappresenta inoltre il debutto di Ferdinando Sette come produttore con la casa di produzione Settecolli Entertainment, segnando l’inizio di un percorso dedicato allo sviluppo e alla realizzazione di nuove opere cinematografiche.

Tutto comincia da una scoperta: nel 1970, l’anno della nascita di Spagnoli, Fellini, Bergman e Kurosawa avrebbero dovuto realizzare insieme Love Duet, un film a episodi sull’amore. Un progetto annunciato in pompa magna a Roma all’Hotel Excelsior, con tanto di copione “già pronto”, e destinato a diventare una pietra miliare della storia del cinema. Ma qualcosa si inceppò subito: Bergman arrivò all’incontro con la sua sceneggiatura, Fellini no. Da lì, incomprensioni, silenzi, divergenze. E il film svanì.

Questa storia – reale, incredibile, quasi mitologica – diventa per Spagnoli un’ossessione. Mentre scrive una serie di articoli sui film mai fatti, decide di seguire le tracce di quel presunto fallimento creativo passando diverse ore al telefono con l’ultimo testimone di quella storia ovvero Mario Longardi, per lungo tempo insieme al fratello Ennio ufficio stampa di Federico Fellini nonché della MGM, quella Metro oggi acquistata da Amazon il cui motto era ‘Più stelle (in senso cinematografico) che in cielo’. Spagnoli prova, senza riuscirci nemmeno lui, per qualche anno a realizzare un documentario intitolato Fellini, Kurosawa, Bergman: studia e il suo lavoro diventa un pellegrinaggio ideale e laico nel cuore del cinema che non è stato, un tentativo di capire cosa impedì a tre giganti di lavorare insieme.

È, dunque, da questa suggestione – da questo documentario mai realizzato – che nasce, anni dopo, il cortometraggio Duetto d’ Amore II di Lorenzo Mezzana e Ferdinando Sette, sviluppato dopo il Workshop di Documentario alla LUISS tenuto da Spagnoli che, con tre nomination al David e la vittoria di due Nastri D’Argento del corto è diventato Consulente produttore.

Mezzana prende quella storia e la trasforma in una fiaba surreale, malinconica e ironica, che sembra uscita da un sogno di Fellini e da un incubo di Bergman. Il protagonista è Marino, interpretato da Giovanni Crozza Signoris, un uomo che cammina nella notte con la decisione già presa di togliersi la vita. Un astro nel cielo gli indica il momento. Ma un’emicrania improvvisa lo trascina nel sonno, e nel sogno Marino si spara davvero. Quando riapre gli occhi, si trova nell’aldilà: una Villa Pietrosa trasfigurata in paradiso dei creativi, dove incontra Francesco Cilea e soprattutto i fantasmi di Federico Fellini (un magnetico Gaetano Aronica) e Ingmar Bergman (un intenso Walter Cordopatri).

I due sono ancora lì, come sospesi nel tempo, a litigare su come iniziare Duetto d’amore, proprio come fecero nel 1969. In questo limbo Marino diventa Teseo, mentre Beatrice Vendramin dà corpo a una Arianna moderna, sfuggente, luminosa. I due registi provano a reinventare il mito, girano scene, cambiano approccio, falliscono. Ogni tentativo è un inizio abortito, un incipit che non trova mai la sua forma. A osservare tutto, con un sorriso enigmatico, c’è Dioniso, interpretato da Pierluigi Forestieri, presenza ironica e perturbante che sembra conoscere già il destino dell’opera. Il cortometraggio diventa così una riflessione sul cinema come linguaggio impossibile, sull’arte come ricerca infinita, sull’incipit come luogo sacro dove tutto è ancora possibile. È un dialogo con Giulio Paolini, con Italo Calvino, con la loro ossessione per la potenza dell’inizio. È anche un omaggio ai film mai fatti, alle opere che restano sospese e proprio per questo diventano eterne.