Vai Piedone vai! Il calcio raccontato dai media e dal cinema

24 Giugno 2026

Vai Piedone vai! Il calcio raccontato dai media e dal cinema

di Tonino Raffa

Storie celebri e sconosciute, tra epica e geopolitica raccontate da Giorgio Simonelli.

Se è vero che la vita è un sequenza di storie, il calcio ha sempre avuto le sue. Tante e affascinanti. Alcune sono storie di campo, altre hanno preso corpo fuori dal terreno di gioco, in panchina, negli spogliatoi, al bar sport, per strada, in casa o nelle piazze. Per la maggior parte sono vicende raccontate dalla stampa, dalla radio, dalla televisione e dal cinema.

Ma ce ne sono ancora alcune inedite, destinate a stimolare la curiosità di tutti. Hanno per protagonisti non solo calciatori, ma anche dirigenti, giornalisti, radio-telecronisti, registi, personaggi dello spettacolo, tifosi più o meno celebri, uomini politici influenti. Forse non basterebbe una enciclopedia. Ma, con una abilità certosina degna di un premio al “Festival della sintesi” che si svolge ogni anno a Lucca nel mese di giugno, Giorgio Simonelli, autore piemontese appassionato di comunicazione e di arti visive, docente di storia della radio e della TV alla Cattolica di Milano, ne riassume una ventina nel suo ultimo libro dal titolo “Vai Piedone vai”.

L’opera è stata presentata di recente a Reggio Calabria, alla Biblioteca del Consiglio Regionale, a cura del circolo culturale Calarco. Prende ispirazione dal celebre film “I Mostri” nel quale Vittorio Gassman  interpreta la parte di un ragazzone romano, spiantato e senza lavoro, che trova i soldi solo per recarsi allo stadio olimpico e delirare per Pedro Manfredini il centravanti argentino che, negli anni sessanta militò per sei stagioni in maglia giallorossa (centotrenta presenze in campionato e settantasette reti), recitando poi in tre film, due in Sudamerica ed uno in Italia. E più tardi Claudio Amendola, in un altro film, rivela alla fidanzata che il padre, nelle ore di svago, gli faceva indossare la maglia numero nove di Manfredini. Nelle centodieci pagine dell’opera (casa editrice Manni) Simonelli ricorda episodi diversi, alcuni scherzosi, altri commoventi o edificanti, altri ancora bizzarri oppure pieni di epica e di ironia. Il primo intriga già parecchio. perchè riguarda la geopolitica che nello sport è sempre esistita. Del resto il calcio è anche una prosecuzione della politica con altri mezzi di comunicazione : spesso, dove fallisce la diplomazia, entra in gioco il pallone.

Giorgio Simonelli

Qualche esempio? Nei primi anni sessanta una vittoria del Barcellona contro il Real Madrid, veniva giudicata  come un sipario che si alzava su un orizzonte di democrazia perchè il Real era ritenuto il club protetto dall’allora generalissimo Francisco Franco. Il Barcellona, invece, incarnava la Catalogna con il suo disegno separatista. E proprio da una trasferta dei “Blancos” madrileni a Torino, nella stagione 61-62, per incontrare la Juventus nei quarti di Coppa dei campioni, prende spunto l’autore per rispolverare un retroscena quasi sconosciuto. L’arrivo del Real aveva suscitato tante attese ma anche parecchi malumori. Tra l’altro la dittatura franchista era l’unica sopravvissuta in Europa dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. Alcuni esagitati, appartenenti chi all’ala estrema del PCI e chi alla sinistra extraparlamentare, pensarono di passare dalla indignazione ai fatti. Progettarono una invasione di campo, cosa che avrebbe costretto l’arbitro a sospendere la gara. Ci sarebbero state conseguenze, in primis la Juventus avrebbe avuto partita persa a tavolino. Ma ai barricaderi questo non importava. Senonchè in quei giorni era a Torino Palmiro Togliatti. Alla vigilia dell’incontro questi ragazzi pensarono di avvertire il segretario delle loro intenzioni. Togliatti li ascoltò, poi dall’alto della sua autorevolezza e del suo pragmatismo, diede un consiglio : “compagni, non facciamo stupidaggini”. Al di là del danno che avrebbe provocato alla Juventus, l’impresa sarebbe stata impopolare e non avrebbe giovato alla causa dell’antifranchismo.Si narra che, salutato il gruppetto,Togliatti si sia poi rivolto ai dirigenti della federazione torinese chiedendo : piuttosto per la partita di domani c‘è ancora in circolazione qualche biglietto? Di politica e di geopolitica l’autore se ne occupa ancora, analizzando la genesi del tifo e ricordando la strana “liason” tra la squadra bianconera (di proprietà della famiglia Agnelli e dunque simbolo del capitalismo)  e i leader della sinistra italiana, tra i quali, insieme con quello di Togliatti, spiccano i nomi di Lama e di Veltroni.

Non manca altresì un riferimento alle simpatie per il Milan da parte di Bertinotti, il quale spiegò questa contraddizione affermando che di una squadra non si ama la proprietà ma si amano i colori. A proposito di tifo e di passioni, non è un caso che molti latitanti siano stati scovati alle partite della loro squadra del cuore. Vedi Graziano Mesina che, ben camuffato, ai tempi del grande Cagliari, da dietro la rete di recinzione dell’Amsicora, indirizzava bigliettini di compiacimento a Gigi Riva. Di un ricercato arrestato sugli spalti, parlò anche Sandro Ciotti commentando alla radio, in “Tutto il calcio”, la festa per lo scudetto del 1970. Ma il libro non si ferma qui e regala altre chicche sorprendenti. Non sapevamo, per esempio, che Il gol più bello del secolo scorso, quello di Maradona all’Inghilterra nel mondiale messicano del 1986 ( del quale in questa settimana ricorrono i quarant’anni esatti), sarebbe stato frutto della “intelligenza motoria” del suo cervello. La spiegazione arrivò anni dopo in un seminario sulla drammaturgia dello sport svoltosi ad Anghiari, bellissimo borgo della Toscana, luogo della leggendaria battaglia del 1440 tra le repubbliche di Firenze e Milano, resa celebre da un dipinto di Leonardo da Vinci. La relazione più attesa era quella del professor Lamberto Maffei, il quale, analizzando i due gol di Diego in quella partita (il primo realizzato furbescamente con la “mano de Dios”), spiegò che, in occasione del secondo, la scelta di non passare la palla a Valdano (soluzione più semplice) dopo lo spettacolare slalom di quarantacinque metri, fu il risultato di una intelligenza motoria superiore, cioè di una combinazione “celestiale” di neuroni e di enzimi in grado di funzionare in maniera difforme rispetto al normale. Simonelli non tralascia altresì di occuparsi della eterna disputa sul più grande di tutti i tempi. Pelè o Maradona? E ricorda che Sandro Mazzola spiazzò tutti indicando Di Stefano. E questo nonostante la piccola delusione che ebbe al termine della finale di Coppa dei campioni a Vienna nel 1964, vinta dalla squadrone nerazzurro.

Dopo il triplice fischio chiese la maglia a Don Alfredo il quale tentennò molto. Intervenne allora un altro mito, Ferenc Puskas, e gli diede la sua “Camiseta” aggiungendo un complimento : ” bravo, ho giocato anche contro tuo padre, è stato un onore”.  Altra rivelazione contenuta nell’opera : a Villafranche sur mer, in costa azzurra, c’è una targa commemorativa dedicata da Jules Rimet. Da qui partì, a bordo del transatlantico Conte Verde, per raggiungere Montevideo ed inaugurare il primo campionato del mondo di calcio, da lui inventato. E che dire dei capitoli dedicati a Pasolini e Bulgarelli? Il poeta e regista corsaro PPP, in una intervista al giornale L’Europeo disse che il calcio era l’ultima rappresentazione sacra del nostro novecento. Era il calcio romantico degli anni sessanta, quello che trovava posto nelle pellicole del neorealismo, ritualizzato nella festa della domenica pomeriggio, trascorsa con l’orecchio incollato alla radiolina. Calcio come spettacolo dal vivo, come il teatro con la presenza fisica dei protagonisti, come fenomeno di distrazione di massa, con l’alternanza tra prosa e poesia. La trasformazione in prodotto essenzialmente televisivo era ancora lontana. Accanto al Pasolini pensatore, Simonelli ricorda il Pasolini calciatore, immortalato in decine di fotografie con il pallone tra i piedi. Pasolini tifoso ci teneva per il Bologna (città nella quale era nato nel 1922), come dimostrano alcune sequenze del film “Comizi d’amore”, girato nel 1963 e presentato al festival di Locarno. Quasi in coincidenza con lo scudetto rossoblù del 1964, vinto contro l’Inter nello spareggio di Roma a conclusione di una vicenda dai risvolti molteplici, il poeta, in vista del montaggio della pellicola, intervistò alcuni giocatori della mitica squadra di  Renato Dall’Ara e Fulvio Bernardini : Negri, Furlanis, Pavinato, Pascutti. Tutti diedero risposte banali e scontate. L’unico a dare vivacità e razionalità agli argomenti (che non riguardavano solo lo sport, ma anche i temi sociali) fu Giacomo Bulgarelli. Pasolini restò colpito e, successivamente, gli propose una parte nei suoi “Racconti di Canterbury”. Dopo aver riflettuto e ringraziato Bulgarelli rinunciò.

Nell’opera sono ricordate altre interviste storiche come quella di Beppe Viola a Gianni Rivera, realizzata nel 1978 su un tram per le vie di Milano o altre vicende come quella, esageratamente gonfiata, che portò alla dolorosa esclusione di Carosio dalle telecronache della nazionale azzurra in occasione dei mondiali del 1970 in Messico.  Ma vengono anche messi a fuoco i segreti del successo di “Tutto il calcio minuto per minuto”, solenne litania domenicale (all’epoca la media degli ascoltatori era di venti milioni), sotto la regia di Roberto Bortoluzzi, con le celebri voci di Ameri, Ciotti, Ferretti, Provenzali, Luzzi, Pasini e via dicendo. Nella parte finale dell’opera trova spazio tutta l’aneddotica legata alla filmografia legata al calcio. Pochi sanno che “Fuga per la vittoria” del regista John Huston (con protagonisti Silvester Stallone, Pelè, Bobby Moore, Ardiles, Van Himst, Deina) suscitò all’epoca qualche polemica per alcune immagini costruite con trucchi intelligenti. Una di queste sequenze riguardava la stupenda rovesciata acrobatica di Pelè. Si possono leggere anche i retroscena che hanno accompagnato la realizzazione di altri film con calciatori come Ibrahimoivic, Beckam, Zidane e si può scoprire perchè Roberto Boninsegna ne “I promessi sposi”, diventò il più celebre dei Monatti. Capitolo di chiusura dedicato a Gianni Brera, accolto dai tifosi allo sbarco in aeroporto dopo la ripetizione della gara tra l’lnter e il Borussia (1972) con un cartello dalla scritta ironica. Aveva sbagliato il pronostico. Risposta del grande “Gioan” : “li sbaglio perchè sono l’unico che il coraggio di farli”. Buona lettura.