4 Luglio 2026
Al Circolo RAI si riparla di Giovannino Guareschi
Al Circolo RAI di ROMA dibattito su Guareschi, un grande esempio di coerenza, anticonformismo e di conservatore.
«Perché sono monarchico? Per ragioni storiche, per ragioni sentimentali, per ragioni pratiche. Per me, un Presidente di Repubblica è sempre una persona espressa da un partito e non riuscirò mai a considerarlo al di sopra delle parti…Non potrò mai ascoltare la sua voce come quella della Patria».

Nei giorni scorsi a Roma, ospiti del Circolo Rai, affollatissima e stimolante presentazione del libro “Tra storia e sogni, Guareschi monarchico”, scritto da Franco Ceccarelli e da Emiliano Procucci. Insieme al professor Fabio Torriero docente di Trasformazioni sociali e Fenomeni politici alla Università LUMSA di Roma, sono intervenuti il giornalista Rai Monti Buzzetti e l’avvocato Barneschi.
Franco Ceccarelli ed Emiliano Procucci raccolgono oggi in un unico volume tutti i racconti dell’indimenticabile Giovannino Guareschi, e che fanno riferimento al Re e alla Monarchia. Per esempio: la Signora Cristina che viene portata a spalla in Chiese dai comunisti col fazzoletto rosso al collo con la Bandiera del Regno, l’Ultimo saluto, il “Colpo di Stato”, ma pensiamo a Peppone che cita nello stesso discorso Il Piave, l’Esercito, la Repubblica ed il bene indissolubile del Re e della Patria. Tutti racconti – ripetono i lettori di Franco Ceccarelli- che abbiamo finito di leggere con gli occhi lucidi dalla commozione. Alcuni visti e rivisti mille volte nei film di Peppone e Don Camillo.
Giovannino Guareschi, dunque, dopo quella cattolica, era di fede monarchica.
Nelle sue opere, infatti, esalta spesso la figura del Re come necessario punto di riferimento per tutti gli italiani, indispensabile per superare le rivalità e le divisioni seguite alla guerra civile nel passaggio alla democrazia. Colpisce la devozione alla causa realista dello scrittore padano, ereditata dalla madre e rivelata, in particolare, in un momento cruciale, tragico per la sua vita (l’internamento in un lager tedesco) e che Giovannino avrebbe mantenuto sempre salda e fino alla morte.
Nei suoi numerosi racconti ambientati nella Bassa padana, lungo il fiume Po, Guareschi descrive le semplici storie di vita quotidiana nell’Italia del Secondo dopoguerra: piccoli affreschi di un’Italia che non c’è più, ricca di valori e legata fortemente alle proprie tradizioni anche e, soprattutto, a quelle incarnate dalla Dinastia sabauda che l’aveva resa unita e indipendente. Famiglia, comunità, legami civili e legami religiosi: questi i baluardi contro il modernismo, religioso o civile che fosse.
Questa antologia, curata da Franco Ceccarelli e Emiliano Procucci, intende riproporre in modo organico e integrale i suoi scritti così come ci sono pervenuti perché ognuno possa leggerli, e interpretarli, come gli detta il cuore.
Nessuna nostalgia- dice Franco Ceccarelli- nessun secondo fine, solo il desiderio di aggiungere anche questo tassello ad una figura eccellente com’è quella di Giovannino Guareschi, ingiustamente messo ai margini della grande letteratura italiana, denigrato dalla critica ma amato immensamente dai lettori di tutte le latitudini del mondo.



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