Addio a Rita Dottorini, era la RAI in Umbria

pino nano

9 Luglio 2026

Addio a Rita Dottorini, era la RAI in Umbria

di Gino Goti e Alvaro Fiorucci

RAI Umbria piange la scomparsa, ieri l’altro, di Rita Dottorini, una grande potagonista degli anni d’oro della nascita della sede di Perugia.Nel loro ultimo libro Alvaro Fiorucci e Gino Goti la ricordano così.

Rita Dottorini viene dalla scuola di Aba Cercato, Anna Maria Gambineri, Nicoletta Orsomando, Mariolina Cannuli, Maria Giovanna Elmi, la scuola delle “signorine buonasera”, ma la sua grande professionalità – dopo l’iniziale indisponibilità – l’ha esplicata soprattutto alla radio: è lei che per decenni è stata per tutti “la voce”. Per “Qua e là per l’Umbria” e per il pungente “Il giorno dopo” dove, in una specie di “Mai dire Goal”, commentava i fatti della domenica sportiva insieme con Alessandro Belei che scrive i testi. E poi una vastissima produzione di radiodrammi e sceneggiati per i quali ha contribuito alla stesura, alla scelta delle colonne sonore, li ha interpretati, ne ha fatta la regia, acconciandosi anche a puntuali interventi di rumorista con mezzi di fortuna.

Oggi li chiameremmo Podcast. Ripescarli e studiarli sarebbe un buon apprendimento. Ecco, dunque, per esempio, nel 1987 le 22 puntate de “Il mistero del barone azzurro” con l’attrice Beatrice Ripoli che due anni dopo torna con “Fino al cuore della Cina”. Poi, nel 1990, per “Finalmente a scuola”, testi di questi ultimi due lavori, altre 26 puntate, di Giusy Checcaglini.

Fino al Grande cuore della Cina” viene ricordato come un grande sforzo corale, sospinto sempre dalla tenace e appassionata regia di Rita Dottorini, per la produzione, in sessanta puntate, sulla storia di Fra Giovanni di Pian di Carpine, il francescano magionese che scrisse l’“Historia Mongalorum”, resoconto del suo viaggio in Mongolia tra il 1245 e 1247. Una missione che gli era stata affidata da Papa Innocenzo IV per fermare l’avanzata contro la cristianità nell’Europa Centro-Orientale.

Un racconto complesso, racconta oggi Giusy Checcaglini, la sceneggiatrice: «L’edizione critica del testo latino si deve al professor Enrico Menestò, mentre la traduzione italiana è a cura di Maria Cristina Lungarotti per il ‘Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo’ di Spoleto. Con sforzo tecnico e artistico si è realizzato il lungo sceneggiato nell’entusiasmo di tutti i protagonisti, dalla sottoscritta all’ottimo tecnico Giuliano Avolio insieme con il collega Armando Zorzut, alla regista Rita Dottorini, come fu celebrato nella presentazione ufficiale del lavoro al Castello dei Cavalieri di Malta a Magione, alla presenza del presidente della Rai Enrico Manca. Nell’anno 1989 si realizzò dunque questa produzione che vide la partecipazione di attori provenienti da gruppi teatrali locali (Mara Minniti, Nino Marziano, la stessa Rita Dottorini) che si sono misurati con professionisti di livello nazionale: Walter Maestosi, Laura Gianoli, Gigi Angelillo, Aide Aste, Emanuele Carucci, Fabio Pasquini ed altri altrettanto noti.

Questa collaborazione ha portato anche un interessante scambio, e approfondimento, dell’attorialità tra amatoriali e professionisti, alzando il livello delle prestazioni in sedi provinciali mediatiche e teatrali. È stata anche occasione, purtroppo senza seguito, di discussioni intorno alle possibilità di costante sperimentazione e rinnovo dei linguaggi, come già, negli anni Cinquanta, aveva immaginato il grande Emilio Gadda.

Nel desiderio di creare un prodotto efficace, attraente e completo, la produzione ha curato anche la colonna musicale, affidandola a Piero Arcangeli, compositore ed etnomusicologo che ha sottolineato con echi antichi ed esotici le atmosfere della lunga avventura di Fra’ Giovanni di Pian di Carpine. Nella memoria un elogio commosso va ai due più importanti artefici di questa produzione: la regista Rita Dottorini e il sensibile tecnico Giuliano Avolio».

Per raccontare Rita Dottorini. regista, attrice, doppiatrice, annunciatrice, ci vorrebbe un capitolo a parte, se non un altro libro, perché è lei stessa, la sua biografia, il suo lavoro: è storia della Rai in Umbria.