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Giuseppe Berto, alla riscoperta di un grande autore televisivo.

29 Agosto, 2025 | Libri freschi di stampa, Nuova Armonia

di Pino Nano

“Giuseppe Berto è uno scrittore, ma anche uno straordinario autore televisivo che ha lavorato tantissimo in RAI, che ha raccolto la meraviglia, il bello e l’ironia della Calabria. Una terra di partenze, ma anche di irresistibili ritorni. Una terra nella quale si ritrova il selvaggio come diceva Pavese, e il riposo davanti a un mare che è contemplazione, memoria e radici, come diceva Berto”.

Capo Vaticano, “Estate a Casa Berto”. Quattro giornate, due anteprime nazionali, due concerti-spettacolo, e poi ancora recital, lectio magistralis, presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche, dibattiti e un evento speciale fra poesia e fotografia, e questa sera, venerdì 29 agosto alle 21:00 è la letteratura protagonista della kermesse calabrese con la presentazione in anteprima di “Tutto ha la sua ora” (Solfanelli Editore) dello scrittore e saggista Pierfranco Bruni, saggio dedicato a Giuseppe Berto.

Un libro che è quasi un dialogo a distanza tra il critico letterario Pierfranco Bruni e il grande scrittore di Mogliano Veneto che dà il nome al festival.  Un libro appena fresco di stampa che aiuta a riscoprire lo scrittore di Mogliano Veneto, Giuseppe Berto, e che aveva scelto la Calabria e in special modo il promontorio di Capo Vaticano come la sua Itaca. Accanto a Pierfranco Bruni, contributi di studiosi e autori che arricchiscono un viaggio tra i luoghi e i temi cari a Berto, dalla laguna veneta alla Calabria, tra amore, dubbio e fede.

“Estate a Casa Berto –ci spiega Antonia Berto, ideatrice e co-direttrice insieme a Marco Mottolese – nacque per accompagnare il rilancio delle opere di mio padre ma fin dall’inizio è stato chiaro che fosse anche qualcosa di più: uno spazio di confronto vivo, dove letteratura, musica e cinema dialogano in un clima familiare. In dieci anni il festival, che da sempre si tiene nella tenuta costruita da mio padre sin dagli anni ‘60, è cresciuto senza mai perdere il suo spirito originario che vede gli ospiti quali compagni di viaggio, costruendo così ogni anno una community che ogni estate si riconosce e si rinnova”.

Ultimi quattro giorni di agosto, dunque, Capo Vaticano diventa un palco speciale per “Estate a Casa Berto”: dal 28 al 31 agosto, e con un appuntamento extra il 20 settembre, il “family festival” tra i più amati dell’estate italiana, festeggia la sua decima edizione con un programma che accoglie scrittori, giornalisti, musicisti, artisti, attori e registi nella dimora a picco sulla Costa degli Dei, che fu rifugio creativo e luogo dell’anima di Giuseppe Berto. “Nato nel 2015 per accompagnare il rilancio delle opere dello scrittore, autore di capolavori quali “Il Male oscuro” e “La Gloria”, il festival – aggiunge Marco Mottolese- il festival è diventato un appuntamento originale e intimo, in cui la figura di Giuseppe Berto resta il fulcro ispirativo attorno al quale autori, artisti e pubblico si ritrovano ogni estate”.

Ma cosa è stato Giuseppe Berto nel contesto letterario del Novecento?

“E’ un interrogativo questo -spiega Pierfranco Bruni– che si dipana attraverso le sue opere a partire dei suoi scritti giornalistici sino ai grandi romanzi e alla sua presenza cinematografica. Cosa ha rappresentato per la letteratura italiana e europea un romanzo come “Il cielo è rosso” per il quale Hemingway ha definito l’autore uno scrittore al di sopra dei realismi e tra i più importanti del dopo guerra? Si riferiva chiaramente al conflitto mondiale 1939 1945”.

Lo scrittore Pierfranco Bruni, che si occupa da molti anni di Berto e dei suoi legami anche con la cultura calabrese e mediterranea, presenta questa sera a Capo Vaticano un libro “fondamentale” su Giuseppe Berto, dal titolo “Giuseppe Berto. Tutto ha la sua ora“, per le eleganti edizioni Solfanelli (collana Micromegas, pp. 164. Euro 13.00) nel quale non c’è soltanto la conoscenza dello scrittore Veneto, che ha vissuto gran parte della sua vita a Capo Vaticano, in Calabria, dove per suo desiderio è sepolto dal 1978, era nato a Mogliano Veneto nel 1914, ma un raccontare personaggi e tematiche attraverso un linguaggio che è rappresentativo di una estetica della metafisica.

Professore, perché scrive che Giuseppe Berto era un pezzo della Calabria di quegli anni?

“Perché Calabria non è soltanto un “pezzo” di Sud. È il mito che si è incagliato nelle civiltà ed ha fatto di esse il silenzio e la voce degli archetipi nel destino di un popolo. La Calabria non è mai solitudine, perché è sempre in compagnia del mare, di quel mare che lascia incontrare onde greche con onde latine, e dei boschi, nei quali i “chiari” sono fatti dalle albe e dalle lune che dialogano con i lupi nell’ascolto dei destini”.

Giuseppe Berto e la Calabria sono dunque ancora una realtà seria di cui parlare?

“Vede, Berto ha attraversato i destini della Calabria e continua ad ascoltare il vento che giunge dal Mediterraneo e dai Mediterranei.
 Quella Calabria che ha visto il racconto dei briganti, quel Mediterraneo che ha il cielo rosso e l’Africa negli occhi, quella Calabria che ha sconfitto il male oscuro, quella Calabria in cui si respira un Mediterraneo che è quello di un Oriente incastonato tra Cristo e Giuda. Non bisogna inventare nulla ricordando Giuseppe Berto. Bisogna interpretare quella sua solitudine che non è mia una cosa buffa, ma può essere la reticenza o il destino, l’attesa e la sparizione tra il mare e le colline”.

Ma perché ritornare a scrivere di Giuseppe Berto?

“Perché tutto è incompiuto, ma non si tratta di risolvere letture o di portare la lettura nella pianura della chiarezza. Non è questa la questione. È la necessità di raccontare che prende il sopravvento, perché Berto appartiene a una formazione. Alla mia. E ogni tentativo di distaccarsi diventa vano”.

D’accordo, ma perché poi tentare di distaccarsi?

“Perché Berto è dentro di me come una luce, un faro, una direzione. E ciò mi basta. Tutto ha la sua ora? Certo, ma quale sarà mai la sua ora?”

Estate a Casa Berto Edizione del 2024

Già nel 2014, ricordo, l’intellettuale calabrese aveva pubblicato un robusto testo su Berto, “La necessità di raccontare“, sostenendo la tesi di uno scrittore in bilico tra il tempo e l’eresia e le sue matrici greche.

Questo di Pierfranco Bruni oggi è piuttosto un penetrare nel sottosuolo. Un’esplorazione in diverse realtà e nei luoghi più diversi con personaggi molteplici che disegnano una geografia non solo letteraria e intellettuale, ma anche sentimentale, umana, metafisica. Dell’essere umano, nelle pagine di Berto, ci sono le inquietudini e le incertezze, ne riproduce le parole ne ascolta i silenzi.

“Attesa e dubbio. I romanzi di Berto -scrive nella prefazione di questo suo nuovo libro Pierfranco Bruni-si muovono su queste coordinate. Diventano un orizzonte nella finzione. Anche la morte di quel veneziano anonimo diventa il superamento del terribile nella notte della quiete. In fondo tutto ha la sua ora”.

Non solo questo. Il libro su Giuseppe Berto di Pierfranco Bruni si presenta con una lettera inedita e una foto di Berto dall’archivio della figlia Antonia Berto e si arricchisce di contributi di Mauro Mazza, Micol Bruni, Marilena Cavallo, Claudia Rende, Franca De Santis, Tonino Filomena e l’introduzione di Francesco Iannello.

 “Berto è uno scrittore, sottolinea Pierfranco Bruni, che ha amato il mare e soprattutto la Calabria. Ho avuto modo di raccontarlo in due trasmissioni per la Rai, sino a sondarne le viscere e quel linguaggio che ha una valenza etno– letteraria, grazie ad uno snodo che è la parola nel raccordo con le forme linguistiche regionali”. Due elementi che incidono nella narrativa di Berto sono la fine e il “cominciamento. In fondo, dal mare della Calabria alla laguna veneta, attraversando il deserto di Cristo e Giuda, il grande scrittore di Mogliano Veneto si racconta e si confessa, tentando una riappacificazione, perché come dice Berto: «ciò che importa raggiungere è una serena valutazione di sé stesso nei confronti della realtà […] costituita da infinite cose in perenne mutamento».”.

Professore, cosa dirà di nuovo questa sera?

“Che è necessario rileggere romanzi che hanno fatto discutere in anni di transizione come “Anonimo veneziano” e “La gloria”.  Due libri che ancora oggi propongono una chiave di lettura anticonformista. Bisogna rileggere Berto in un quadro di letture in cui l’uomo e lo scrittore non creano mai una frattura. Uno dei contributi forti, che è anche il tema portante di tutto il libro, è il dialogare tra Giuda e Gesù scritto da Marilena Cavallo. Una sintesi fondamentale per proporre oggi Giuseppe Berto anche alle nuove generazioni in una temperie di linguaggi mutati rispetto a quelli usati da Berto.C’è dunque il reale, ma non il realismo. La vita si trasferisce sulla pagina, entra nella letteratura e diventa letteratura essa stessa”.

Questo libro di Pierfranco Bruni è un raccontare, un meraviglioso raccontare, un percorso singolare in una comparazione tra due autori, in cui si creano atmosfere che danno emozioni dice Bruni “per un tempo che è diventato memoria”. Già il titolo “Tutto ha la sua ora” è una metafora profonda. Un libro del tutto nuovo rispetto ai tanti giù scritti in questi anni su Berto e che è una delizia leggere.

Ma veniamo all’autore.

Autore radiofonico e televisivo di grande empatia e successo, già Direttore del Ministero dei Beni culturali, Pierfranco Bruni ha fondato il dipartimento di Demoetnoantropologia, ricoprendo la carica di Responsabile delle Minoranze etniche nel nostro Paese. Oggi è Presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, Vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori italiani (con sede a Roma) e Presidente del Comitato scientifico del Premio Troccoli Magna Graecia. La sua ricerca letteraria, che si articola attraverso più di 200 testi pubblicati (tra raccolte liriche, saggi di critica e teoria della letteratura e romanzi di narrativa) si distingue per la volontà di delineare nuovi intrecci interdisciplinari tra letteratura filosofica, storia delle idee e antropologia. Insignito per ben tre volte del Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri, Pierfranco Bruni è destinato a essere annoverato tra i grandi autori della storia della letteratura italiana che le future generazioni studieranno a scuola.

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