15 Maggio 2026
Radio Firenze, una storia di grande fascino
Il 6 Ottobre del 1924 si ebbe in Italia la prima trasmissione radiofonica, che era gestita dall’U.R.I. (Unione Radiofonica Italiana), la prima società concessionaria della radiodiffusione e ci fu la contestuale attivazione del nuovo centro OM di Terrarossa intitolato al Conte Costanzo Ciano (consuocero di Mussolini).
Quando nel giugno del ’44 cessarono le trasmissioni di Radio Firenze il trasmettitore fu smantellato e il suo materiale fu prelevato dai tedeschi e portato al nord, i tecnici del centro resero, comunque, inutilizzabili le apparecchiature.
Alla fine della guerra il materiale fu ritrovato su un treno nei pressi di Bressanone e da lì portato a Milano dove fu visionato dagli stessi tecnici e da qui poterono rientrare a Firenze.

La prima trasmissione aveva un programma piuttosto scarno, composto solo da musica operistica, da camera e concertistica, oltre che da un bollettino meteorologico e da notizie di borsa, lette da Maria Luisa Boncompagni.
Successivamente l’Agenzia giornalistica Stefani (che nacque a Torino nel 1853 per volontà di Cavour, che ne aveva fatto la portavoce della sua politica) venne indicata dal governo come l’unica fonte delle notizie che l’URI poteva trasmettere.
L’unica stazione trasmittente era allora quella di Roma, che sorgeva nell’ attuale quartiere dei Parioli, che allora era ancora piena campagna.
Nel 1925 poi nacque il “Radiorario”, il settimanale ufficiale dell’URI, il cui scopo era quello di propagandare il nuovo mezzo ed al tempo stesso di conoscere meglio i gusti e le opinioni di un pubblico ancora tutto da formare.
Poco dopo, tra il ’24 e il ’29, si cominciò a trasmettere, oltre che da Roma, anche dalle sedi di Milano (1925) da Napoli (1926) e Torino (1929).
Nel 1928 l’URI divenne l’EIAR, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, e da quel momento la radiofonia in Italia iniziò ad imporsi come mezzo di comunicazione di massa, e come tale verrà utilizzato dal regime.
La giovane radio intratteneva e conquistava un pubblico sempre maggiore, e man mano che si definiva la fisionomia di questa vastissima platea cominciarono ad affiorare le ambizioni culturali dell’EIAR che voleva coniugare informazione, divertimento e notizie politiche.
La stazione radiofonica di Firenze EIAR (con sede inizialmente in Via Rondinelli e poi
nel Palazzo delle Cento Finestre in Piazza Santa Maria Maggiore) entrò in funzione il 21 aprile del 1932, quando dal Politeama fiorentino fu mandato in onda il concerto sinfonico inaugurale diretto da Vittorio Gui.

Nel 1933 poi iniziò la diffusione della “Radiorurale“. Si trattava di un apparecchio ricevitore dal prezzo imposto, promosso dall’Ente Radio Rurale, Istituto del Regime per la diffusione della radio in ambienti collettivi e soprattutto nelle zone rurali delle bonifiche agrarie, che era acquistabile solo dagli enti governativi e dagli istituti scolastici o per donazione agli stessi.
Così in breve oltre tre milioni di scolari italiani cominciarono a conoscere la radio e contemporaneamente anche a conoscere la lingua italiana.
La radio prendeva sempre più piede, con le cronache in diretta di manifestazioni sportive, di avvenimenti di vario genere, e soprattutto delle manifestazioni e delle iniziative del regime.
Nel 1935 iniziarono anche i collegamenti radiofonici con l’Estremo Oriente, in primo luogo la Cina, e quindi cominciarono le trasmissioni speciali per l’America del Nord captate e irradiate dalle Stazioni della NBC e della CBS.
La radio diventava sempre più uno strumento di propaganda politica, ma al tempo stesso essa era anche uno strumento domestico, attorno al quale si riunivano le famiglie, e la programmazione veniva quindi studiata apposta per esaltarne le potenzialità.
Nella seconda metà degli anni ’30 gli abbonati, che pagavano 81 lire di canone annuo, crebbero rapidamente di numero sino a raggiungere il prefissato traguardo del milione di utenti nel 1938. Una ulteriore spinta alla diffusione della radio in Italia venne poi dall’ entrata in produzione, nel 1939, di un piccolo ricevitore di produzione italiana, il “Balilla”, prodotto dalla Radiomarelli.
Si trattava di un apparecchiò economico e funzionale, che con i suoi 2 chili di peso si conquistò un vasto mercato come ricevitore domestico.
Nel 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia la radio si mobilitò e tutta la programmazione venne utilizzata per far passare le parole d’ordine del regime, ma essa, pur essendo permeata dalla logica della propaganda divenne anche un luogo di informazione fondamentale per la stessa sopravvivenza, mentre la voce della propaganda perdeva giorno dopo giorno di credibilità.

All’inizio del ’43 ormai il paese era spaccato in due: ed accanto alle strutture radiofoniche che seguivano il regime al Nord, nasceva il servizio radiofonico dell’Italia liberata con Radio Bari, Radio Napoli, Radio Roma e quindi la neonata RAI, nata dopo la liberazione di Roma nel 1944.
Gli eventi bellici avevano duramente provato anche la radio fiorentina che nel giugno del ’44 cessò addirittura le trasmissioni, ma per tutto il restante periodo bellico essa ebbe una vasta attività, con notiziari, bollettini, messaggi speciali, rubriche giornalistiche e culturali, il tutto elaborato in situazioni di estrema improvvisazione.
Il 4 agosto 1944 le avanguardie alleate occupano le colline a sud di Firenze che sarà liberata. Victor De Sanctis e Amerigo Gomez,
operatori EIAR di Torino fuggiti nel capoluogo toscano, registrano la drammatica radiocronaca della guerra in città utilizzando un registratore sonoro portatile costruito da De Sanctis con l’aiuto dei tecnici di Radio Firenze, che dal 17 giugno dello stesso anno aveva cessato le trasmissioni. Non appena Firenze venne liberata, Radio Firenze, riprese quindi a trasmettere, mettendo insieme un nutrito gruppo di persone estremamente valide che hanno lasciata la loro impronta a quella pionieristica e felice stagione.
Dopo la guerra, i tanti programmi realizzati della Rai nel capoluogo toscano segnarono un’epoca. Anche se dotata di apparecchiature di limitatissima potenza, e sotto la direzione degli Alleati, rappresentati da Mr. Funaro e da Mr. Bragiotti, Radio Firenze raccolse uno staff operativo del quale facevano parte i registi Umberto Benedetto, Jacopo Treves e Franco Rossi, nonché giovani uomini di cultura quali Adriano Seroni e Raffaele De Grada.
Animati dallo spirito della rinnovata libertà e ricchi di idee, avviarono vari tipi di nuove trasmissioni che, poi, divennero successi nazionali. Radio Firenze, allora, trasmetteva una programmazione giornaliera di 15 ore, dalle 8.00 alle 23.00 tutto in diretta, e tra i suoi programmi culturali, si impose subito “L’Approdo”,
rubrica nata nel 1945 da una idea di Adriano Seroni, che poi la curò per diversi anni ed al quale in epoca più recente succederà il poeta Carlo Betocchi e diretta dallo scrittore Giovan Battista Angioletti.
Questa rubrica fu inserita nella programmazione di Radio Firenze e ben presto divenne la rubrica culturale più famosa e longeva della RAI, rappresentando più di altre la volontà del rinnovamento morale della cultura italiana attraverso un mezzo di comunicazione di massa. Fu inventata anche una forma tutta nuova di spettacolo di prosa radiofonica, il radio dramma (è rimasto celebre “La Locomotiva” di Mano Mattolini).
Nacquero quindi una compagnia di prosa ed una compagnia di rivista, mentre nel campo della musica leggera vennero lanciate da Radio Firenze addirittura sette orchestre, e fra queste quella di Francesco Ferrari, quella del maestro Brigada e quella ad archi del maestro Francesco Donadio.

Fu allora che Amerigo Gomez,

grande inviato e radiocronista, che durante il periodo bellico dalla sede radio di Torino era fuggito a Firenze, inventò una forma di radio in diretta, divenendo così un protagonista dell’informazione radiofonica. Nell’Italia che si avviava alla ricostruzione, la radio ha avuto anche un ruolo importante di informazione e di passatempo, ed anche se pochi se lo ricordano, è stata proprio Radio Firenze quella che per prima ha messo in onda alcune trasmissioni a quiz che poi avranno successo per più di cinquant’anni. Il 14 novembre 1944, infatti, andò in onda il primo quiz del dopoguerra
.Si trattava di una trasmissione intitolata “Botta e risposta” ed era stata ideata da Silvio Gigli che ne fu anche, per anni, il garbato e brillante conduttore. Si trattava di un «programma di indovinelli su tutto lo “scibile umano”, come veniva definito allora, dato che la parola quiz non era ancora entrata nel linguaggio comune, con dei premi per i concorrenti, che poi erano poco più che simbolici.
Con tutto ciò “Botta e risposta”, che durava circa un’ora, ebbe tanto successo che presto fu trasferito a Roma.
Nel 1949, purtroppo, Radio Firenze subì un brusco ridimensionamento a favore di altri centri di produzione nazionale, al punto che si tentò di scioglierne anche l’ottima compagnia di prosa, che poteva contare su attori di qualità, come Ottavio Fanfani, e su numerosi noti artisti fiorentini.

Non si possono poi non citare i «Gazzettini» regionali, nel cui ambito Radio Firenze conquistò un altro primato asso luto con il non dimenticato “Grillo canterino”.
A Radio Firenze è legato poi anche il nome di Carlo Emilio Gadda, che cominciò proprio a Firenze la sua carriera in RAI, scrivendo un testo radiofonico trasmesso appunto dall’Approdo. Sempre di Gadda è la pubblicazione delle famose “Norme per la redazione di un testo radiofonico”, uscite nel 1953 e ripubblicate ben venti anni dopo. La sede di Firenze ha dato molto spazio, nel corso degli anni alla produzione di prosa ed alle opere radiofoniche.

| Ma la Sede fu anche palcoscenico di memorabili concerti nell’auditorium che ospitò nel 1952 un concerto di Louis Armstrong. Promotore del dibattito sull’arte radiofonica fu poi Jacopo Treves che con “Il manifesto della Radio” ha contribuito notevolmente allo sviluppo delle ricerche sulla radio come mezzo artistico. |
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