30 Marzo 2026
I racconti dei grandi inviati. La leggenda del baccalà
Pietro Querini chi era costui? Nel 2021, giusto 590 anni dopo il fatto, lo storico medievalista Alessandro Barbero, volle ricordare con un approfondito documentario, su RAI Storia, la figura di Pietro Querini.

Chi era costui? Sconosciuto ai più e soprattutto nella sua città, il mercante e patrizio veneziano Querini è però famosissimo in Norvegia, soprattutto nelle isole Lofoten, sopra il circolo polare artico, dove gli hanno dedicato tre monumenti, una scuola e addirittura un Parco letterario.
Curiosa la faccenda vero?
Il motivo è presto chiarito. La Norvegia esporta il 90% del baccalà o stoccafisso, principale risorsa finanziaria del nord del paese, proprio in Italia.
Il professor Barbero chiarì, da ricercatore storico puro, che l’unica documentazione medievale scritta nell’allora povera Norvegia, paese di pescatori che vivevano soprattutto nelle coste meno fredde, erano i tre manoscritti del 1432, custoditi nella Biblioteca Vaticana e all’Archivio di Stato. Due in latino e uno in veneziano. Opera di tre naufraghi, sopravvissuti, dove morirono ben 57 marinai. Quello in veneziano è dello stesso Querini, che voleva ringraziare la generosità dei poveri pescatori norvegesi che li avevano salvati, e due in latino, opera dello scrivano di bordo, il fiorentino Cristoforo Fioravante e del nocchiero Nicolò de Michieli. Sono i primi scritti che raccontano usi e costumi della Norvegia medioevale.
Siamo nel 1431, il mercante Querini, decide di partire da Candia, isola del dominio veneziano, dove si produce la malvasia, vino aromatico, bianco e prezioso, di cui erano ghiotti inglesi e fiamminghi. Carica la nave “Querina” con 800 botti per rivenderle a peso d’oro nei porti di Londra e di Bruges, in Belgio. Bisogna però affrontare l’oceano e le Colonne d’Ercole, come veniva allora chiamato lo stretto di Gibilterra. E infatti durante una tempesta sono obbligati ad abbandonare la nave e scendere su due scialuppe. Senza cibo, riescono a sopravvivere con una piccola riserva di…malvasia.
Le correnti però spingono i 68 naufraghi verso nord. Solo 11 riescono a sopravvivere al freddo polare. Esausti trovano uno scoglio nell’arcipelago delle Lofoten. Si salvano perché trovano una balena spiaggiata e hanno la fortuna che Pietro Querini, mercante saggio, aveva portato con sè un acciarino, che dire magico è poco. Scaldano la neve e fanno brodaglie con erbe polari amarissime. Gli abitanti dell’isoletta di Röst, poche centinaia di abitanti, seguono la visione di un ragazzino che sosteneva di avere sognato o visto del fumo nel vicino scoglio. È pieno inverno, ovvero sempre buio. Vengono salvati e portati nelle loro calde dimore.

Per 4 mesi sono curati e rinfocillati con l’unico cibo abbondante nell’isola, ovvero il merluzzo. Pesce che loro provvedevano in estate ad essiccare al vento e al sole, lo stockfish appunto, ovvero baccalà.
I naufraghi si trovano benissimo, i pescatori li lasciano soli con le loro amorevoli donne. Tanto che l’anno successivo nacquero diversi bambini con gli occhi scuri e i capelli neri. Inequivocabilmente latini e non vichinghi. É uno dei motivi per cui i manoscritti vennero censurati dalla Chiesa. Querini narrava l’abitudine dei candidi norvegesi, di fare la sauna tutti assieme al sabato, uomini e donne nudi, per recarsi poi alla messa domenicale. Non c’era libidine, né senso del peccato, scriveva il religiosissimo Querini. Ancora oggi i pescatori di Röst, circa 300 abitanti in tutto, sono orgogliosi dei loro tratti….mediterranei.
Arrivata l’estate, Pietro Querini, decide di tornare nella sua amata Venezia. Ci impiega circa tre mesi, in barca, a piedi, a cavallo attraverso la Germania. Aveva solo un problema. Come spiegare al rigoroso senato della Repubblica e al doge, come avesse buttato quel prezioso carico di malvasia e la stessa nave? Querini porta con sè il leggerissimo baccalà essiccato, si parla di 60 esemplari e li presenta al doge, come cibo strategico per i soldati e i marinai in guerra con gli Ottomani.
Si nasconde il baccalà dietro la divisa e quando si ha fame si immerge il merluzzo secco per alcune ore in un secchio di acqua salata. Et voila, il menù è pronto!
Il doge ci crede. Poi grazie al concilio di Trento che impone non solo al venerdì ma anche in Quaresima a mangiare di magro, il baccalà diventa il cibo che abbonda, assieme alle patate, nelle cucine dei poveri. All’epoca costava pochissimo, oggi ci vuole il bancomat.
A Sandrigo, in provincia di Vicenza, esiste l’Accademia del Baccalà. Organizza convegni e studi su questo prezioso e soprattutto sano cibo. A presiederla é una donna, Tiziana Agostini. Ogni anno sono invitati in Norvegia, con ministri e corte reale al seguito. È stata istituita la Via Quirinissima, itinerario gastronomico-culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa.
E tutto questo,per un pesce essiccato al vento polare.
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