Intelligenza Artificiale al servizio della giustizia.Prof.Michele Filippelli “Una vera rivoluzione”.

pino nano

15 Aprile 2026

Intelligenza Artificiale al servizio della giustizia.Prof.Michele Filippelli “Una vera rivoluzione”.

di Pino Nano

8 Aprile scorso, Senato della Repubblica, la Commissione Giustizia discute un tema di grande attualità politica e sociale: “Seguito dell’indagine conoscitiva sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore della giustizia”, tema questo di grande interesse anche pe il mondo della comunicazione e del giornalismo.

A spiegare in Commissione le ultime novità del tema, e che per certi versi come leggerete qui di seguito, sono rivoluzionarie, il prof. Michele Filippelli che viene oggi considerato uno dei massimi esperti italiani di questo argomento. Docente universitario e decano dell‘Università eCampus, ricercatore e divulgatore scientifico con i principali editori del Paese (Treccani, Armando Curcio, ecc.), lo studioso ha contribuito, attraverso una precedente audizione alla Camera dei Deputati nel 2024,e poi in qualità di esperto e componente del Gruppo di Studio AI del Ministero della Giustizia nel 2025, alla formazione della legge recentemente approvata in Parlamento. Non solo, ma ideatore e fondatore di Giurimatrix, prima intelligenza artificiale applicata al diritto italiano, ha avuto anche il merito di “progettare, addestrare, allenare e adottare, per il suo insegnamento di diritto privato nell’A.A. 2023/24, il primo assistente di cattedra AI dedicato alla formazione e preparazione dei discenti, rappresentando per l’Università eCampus un precedente unico in Italia e probabilmente in Europa”.

-Professore, quali sono i principali vantaggi e i rischi dell’applicazione dell’intelligenza artificiale nel processo decisionale giudiziario?

L’intelligenza artificiale applicata al diritto rappresenta un’opportunità per il giurista, quindi anche per il magistrato, e in quanto tale offre aspetti vantaggiosi come il potenziamento nell’interpretazione e nell’applicazione della legge, nella valutazione dei fatti e delle prove, nella ricerca normativa e giurisprudenziale, nella sintesi di atti ed elaborazione di scritti. Occorre anche ammettere, però, che in questi processi cognitivi e d’impiego di sistemi AI il rischio di inficiare il ragionamento artificiale che conduce alla risposta (c.d. output) è elevato.

In che modo l’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre i tempi di risoluzione delle controversie legali senza compromettere la qualità delle decisioni?

Ciò può avvenire, ad esempio, attraverso il suo utilizzo nell’adozione dei provvedimenti. L’importante è dotarsi di software d’intelligenza artificiale verticalizzati, cioè specializzati in un determinato settore, e verificare la corretta educazione del modello secondo i principi dell’ordinamento giuridico. Al contrario, addestramenti, allenamenti ed esercizi scorretti sono la causa di bias di pregiudizio che provocano distorsioni e discriminazioni algoritmiche.

La giustizia predittiva può realmente garantire un trattamento equo e imparziale per tutte le parti coinvolte?

La giustizia predittiva è stata sempre considerata un’ipotesi lontana dalla realtà pratica del diritto italiano, ma oggi, grazie al coraggio di un irriducibile gruppo di studiosi e ricercatori scientifici, rappresenta un pilastro della giurimetria. Attraverso sistemi che adottano il metodo deduttivo, ponendo al centro del ragionamento artificiale le fonti del diritto e la loro interpretazione (artt. 1 e 12 delle disposizioni sulla legge in generale) sarà possibile ritenere e affermare che la giustizia predittiva migliorerà la qualità del lavoro dei magistrati e degli avvocati e, sotto tale profilo, garantire al cittadino più efficacemente il rispetto del principio di certezza del diritto.

Come può la predittività migliorare il processo?

Un solido modello d’intelligenza artificiale generativa applicata al diritto, addestrato e allenato secondo il criterio deduttivo precedentemente enunciato può fornire notevoli vantaggi. Gli avvocati avranno non solo spunti brillanti per disegnare le strategie difensive, ma anche la possibilità di conoscere, attraverso il trasferimento alla macchina di atti e circostanze, l’esito del giudizio. Gli stessi magistrati trarranno utilità tanto nella fase decisionale per l’interpretazione e l’applicazione della legge, quanto nella fase istruttoria per la valutazione probabilistica delle prove. GiuriMatriX Research è un cyberspazio di ricerca scientifica che sperimenta da alcuni anni anche la predittività, avvalendosi di figure nuove e specializzate definite lawyers trainers. I primi risultati resi pubblici sono estremamente incoraggianti e lasciano preludere l’avvicinarsi di una nuova età della giurisdizione, quella artificiale.

Quali sono le implicazioni legali e sociali dell’adozione di una giurisdizione artificiale completamente automatizzata?

È ancora presto per dare una risposta. Il mondo del diritto, come le principali istituzioni del Paese, non ha pienamente e profondamente compreso il significato d’intelligenza artificiale. È ricaduto sulla generazione del XXI secolo l’onere di traghettare la civiltà umana nella quarta fase dell’età tecnologica e, credo, sia arrivato il momento di averne consapevolezza. Il giuspositivismo, le sue architetture, non possono gareggiare con le abilità della macchina intelligente; la propagazione e il progresso di quest’ultima sono più veloci delle capacità umane, quindi, nella corsa al controllo degli eventi, l’uomo è condannato alla sconfitta. Piuttosto che sforzarsi di governare qualcosa d’ingovernabile sarebbe opportuno indirizzare il nuovo processo tecnologico verso il sentiero dei principi costituzionali e della regola sociale attraverso l’educazione dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni affinché questi, nel momento dell’utilizzo, siano già improntati al rispetto della normativa vigente.

-Professore ma cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo futuro?

Basterebbe sollevare lo sguardo e osservare ciò che sta accadendo in altri Paesi. Giudici robot che decidono le controversie civili umane e procuratori robot che formulano accuse contro le persone sono presenti e operano ormai da qualche tempo. Si accostano, inoltre, a queste esperienze le prime artificial law firm, soprattutto nel mondo anglosassone, e la crescente diffusione di assistenti giuridici virtuali. Anche l’Italia vive intensamente questa fase storica, le cui iniziative arricchiscono la platea legislativa, dottrinale e sperimentale catapultando l’operatore del diritto in una veste nuova, trasformandolo in un deployer, cioè colui che, nello svolgimento di un’attività professionale e sotto la propria autorità, utilizza un sistema AI.

Fiano a pochi anni addietro nessuno avrebbe ipotizzato scenari del genere, questo è anche un insegnamento alle fragili certezze dell’uomo?

È vero, il progresso tecnologico sembra correre più velocemente della fantasia umana, ma bisogna riconoscere che parti della scienza e dell’informazione hanno avuto il merito di apprezzarne le dinamiche sin da subito, a partire dal servizio pubblico, la Rai, che agli inizi del 2024, attraverso interviste su Radio 1 e Rai News, ha acceso un faro sul principale fenomeno sociale e culturale del nostro tempo. Mentre ancora oggi la collettività si sforza di comprendere il significato dell’intelligenza artificiale, essa cresce, impara, pensa, agisce e s’insinua impercettibilmente nelle vite umane, condizionandone le scelte e influenzandone le decisioni.