Gianni Amelio, il Cinema Italiano nel mondo

23 Aprile 2026

Gianni Amelio, il Cinema Italiano nel mondo

di Pino Nano

Il David di Donatello 2026-Premio alla Carriera andrà quest’anno al regista Gianni Amelio, che mosse i suoi primi passi da regista proprio negli studi televisivi della RAI.

Gianni Amelio è un po’ tutti noi, e lo è ancora di più oggi, alla vigilia del suo meritatissimo “David di Donatello 2026-Premio alla Carriera” che gli verrà ufficialmente tributato il prossimo sei maggio a Roma sul palco del Teatro 5 di Cinecittà, luogo simbolo del cinema italiano, casa naturale del grande Federico Fellini, e punto di riferimento oggi delle grandi produzioni cinematografiche nazionali e internazionali.

Un premio alla Carriera a Gianni Amelio è soprattutto un premio ai suoi film e ai suoi documentari, che tanto dibattito hanno sollevato in tutti questi anni di cinema d’autore, un premio alla sua storia personale e pubblica, alla sua meravigliosa carriera cinematografica, alla sua terra di origine, San Pietro di Magisano, alla sua amatissima nonna Carmela Scorza con cui il grande regista ha vissuto la sua infanzia calabrese, nato da una madre quindicenne e da un padre diciassettenne che lo lascerà solo, imbarcandosi per l’Argentina in cerca del proprio padre, e che non darà più notizie di sé. Non so se posso dirlo, ma il personaggio è così carismatico e affascinante da avermi sempre trasmesso una enorme soggezione.

E’ quasi struggente il racconto che il grande regista fa di sé stesso e del suo mondo, da cui in realtà non è mai riuscito a staccarsi, e che la “rete digitale” oggi custodisce come suo ideale testamento morale.

L’impossibilità di stare senza girare un film, è quella voglia che ti spinge a ricominciare a girare, appena hai finito, dimenticando i problemi e le fatiche del film precedente. Perché fare il regista è un mestiere faticoso persino fisicamente: sul set io non sto un attimo fermo, sposto gli oggetti, seguo gli attori… Devi essere vergine e puttana, per fare il regista. Manageriale e machiavellico. Gestisci tanti rapporti umani, rispondi di tanti soldi investiti e da soggetti diversi, se sgarri sui tempi sono guai, perché i costi aumentano. Eppure, appena hai finito, non vedi l’ora di ricominciare. Come le donne che finiscono per dimenticare i dolori del parto poco dopo che hanno abbracciato il loro bambino. Fare cinema è un piccolo parto. Per quel figlio che metti al mondo sei disposto anche a piegarti ad andare ai festival, a presentarlo in giro”.

Indimenticabile anche il discorso che Gianni Amelio tenne all’Università della Calabria quando il 28 maggio del 1996 gli venne conferita la Laurea Honoris Causa dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, riconoscimento proposto dell’allora storico portavoce dell’Unical, il giornalista Franco Bartucci, ai vertici della Facoltà Franco Crispini e Daniele Gambarara, Laurea Honoris Causa che Amelio dedicò quel giorno a nonna Carmela, allora novantaquattrenne, seduta in prima fila con lui.

Eclettico, elegante, solenne, ricercato, eternamente rincorso dai grandi giornali italiani e stranieri per questo suo carattere sempre così chiuso e riservato, ma che ha sempre qualcosa da dire e da trasmettere agli altri, un personaggio straordinario, di una umanità senza pari, impastato di mille letture importanti e di grandi emozioni intime, la faccia da contadino, bruciata dal sole, burbera e buona insieme, l’uomo sembro uscito dal mondo delle favole, con alle spalle una infanzia modestissima in questo piccolo paesino calabrese della provincia di Catanzaro e oggi lui invece ai vertici della storia del cinema.

Carriera meravigliosa. In 45 anni di carriera Amelio ha realizzato e firmato decine e decine di lungometraggi, la metà dei quali negli ultimi due decenni, e che lasceranno un segno indelebile della sua classe e del suo genio.

Nel 1991, il suo Porte aperte venne candidato agli Oscar come miglior film straniero, dopo aver vinto 4 European Film Awards, per poi tornare a rappresentare l’Italia all’Academy nel 1993 con Il ladro di bambini, nel 1995 con Lamerica e nel 2005 con Le chiavi di casa. Nel 1982 il suo primo film, Colpire al cuore, seguito da I ragazzi di via Panisperna. Nel tempo sarebbero poi arrivati film come Così ridevano, Leone d’Oro a Venezia nel 1998, Le chiavi di casa, La tenerezza, Hammamet e più recentemente Campo di battaglia, che ha riportato Amelio al centro del dibattito cinematografico italiano, confermando la sua capacità di affrontare temi storici e morali senza mai perdere forza narrativa.

Bellissima anche la lettura che Piera Detassis -Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia del Cinema Italiano– dà di questo Premio alla Carriera: “Siamo onorati -dice- di assegnare il David di Donatello alla Carriera a Gianni Amelio celebrandone così l’immensa conoscenza del cinema, quasi una magnifica ossessione. La sua visione del mondo è profondamente umanistica e insieme intimamente immersa nella materia cinematografica. Nei suoi movimenti di macchina, nella densità delle inquadrature, nel rapporto quasi carnale con gli attori, tutti i più grandi, il cinema diventa forma viva, concreta, pulsante e a imporsi è l’emozione nei confronti degli esseri umani, soprattutto gli esclusi, i dimenticati, gli antagonisti, i teneri che non trovano casa nel mondo e che nel racconto assumono una levatura morale altissima – aggiunge – Con il cruciale capolavoro Lamerica ha anticipato uno dei grandi temi del nostro tempo, le migrazioni, con uguale vastità di sguardo ci ha trasportato nell’attualità cruda della guerra nel suo film più recente, Campo di battaglia”.

Ma c’è di più. “Gianni Amelio -aggiunge Piera Detassis- è il cinema: lo è per passione, per identificazione, per la capacità affabulatoria con cui sa raccontarlo nei suoi libri, per la capacità unica di coniugare visione, pura immaginazione e forte sentimento civile e sociale. Collezionista di film, maestro, scrittore, appassionato al cinema più raffinato quanto a quello più popolare, capace di non chiudersi mai nel pensiero rassicurante, Gianni Amelio merita un posto speciale nella nostra storia culturale. Il David alla Carriera vuol essere il ringraziamento per la vertigine narrativa che continuano a regalarci le sue opere”.

La cerimonia di premiazione, vi ricordo, sarà in diretta, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà e trasmessa in 4K sul canale Rai4K (numero 210 di Tivùsat). La conduzione dell’edizione 2026 sarà affidata a Flavio Insinna e Bianca Balti. La serata sarà inoltre in diretta su Rai Radio2 e disponibile sulla piattaforma di RaiPlay.