3 Maggio 2026
Lucia Campione: quando la Rai era al centro della cultura
Era laureata in Lettere e collaborava con Laterza, quando Leone Piccioni, su presentazione di Paolo Valmarana, le propose di fare, con contratti mensili, la segretaria di redazione del programma di letteratura e arti, “L’Approdo”, che esordiva in televisione, dopo i successi radiofonici e la rivista stampata. La redazione era formata Silvano Giannelli, Emilio Garroni, Luigi Silori, Mario Roberto Cimnaghi.
Dalle finestre di casa sua si vedono Castel Sant’Angelo e la cupola di San Salvatore in Lauro, ma per arrivarci bisogna arrampicarsi per cinque piani su gradini ripidi.
Lucia Campione, novant’anni, li sale e li discende con baldanza e con lo stesso sorriso con cui nel 1962 cominciò a lavorare in Rai.
“Mi trovai improvvisamente- racconta Lucia- in contatto con i mostri sacri della cultura italiana di cui avevo letto i libri: Giuseppe Ungaretti, Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi, Goffredo Petrassi, Riccardo Bacchelli, Carlo Bo, Emilio Cecchi. Presentava Edmonda Aldini. Tre o quattro volte l’anno ci radunavamo tutti nella sede Rai di Firenze, città che allora era la capitale culturale del paese. Dopo Piccioni venne Giuseppe Lisi quindi Attilio Bertolucci che aprì alla cultura internazionale, in particolare anglosassone, infine Antonio Barolini e Geno Pampaloni.”
L’Approdo presentava intellettuali, artisti, scrittori facendoli parlare direttamente in video sui grandi temi della società italiana e dell’umanità, più che sulle loro opere, lasciando così, in eredità al patrimonio culturale nazionale, la loro testimonianza e la voce diretta. Il programma andava in onda il sabato in seconda serata, cosa oggi impensabile. La Rai faceva entrare nelle case degli italiani la grande cultura, cercando di semplificare il linguaggio, di adattare il messaggio alla comprensione del grande pubblico, operazione però difficile.

La prima esperienza tecnica fu la sala di sincronizzazione, dove l’attore doveva incidere i testi al volo, guardando le immagini dei servizi montate su pellicola. Lucia Campione fu assunta, dopo sei anni di precariato, nel 1968 a Sapere, il dipartimento educativo per adulti, diretto da Giuseppe Rossini. Si occupò di TVM (Tivù militari) in convenzione con la Difesa, con le prime esperienze di realizzazione di servizi. “Non parlavamo di armi ma di fatti culturali e sociali” tiene a precisare Lucia.
Ci fu poi la grande esperienza di “Scuola Aperta” che presentava le nuove esperienze di sperimentazione e cambiamento didattico, sulla scia della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. C’erano veri insegnanti: Mario Lodi, Fiorenzo Alfieri, Giuliano Scabia ed Emilio Garroni; con quest’ultimo curò una serie sulle arti applicate, il Liberty e altre correnti, argomento allora inedito in tv.
“Due grandi maestri mi guidarono poi nella entusiasmante esperienza televisiva: Massimo Fichera e Angelo Guglielmi. Con la riforma del servizio pubblico, andai a lavorare nella nascente RaiDue, fondata da Massimo Fichera. Con Carlo Canepari inventammo una serie di film originali tratti da racconti di scrittori stranieri (Aldous Huxley, Henry James, Arthur Schnitzler) ambientati in Italia. I registi furono Gianni Amelio, i gemelli Andrea e Antonio Frazzi, Enzo Muzii.

Fichera, sebbene schierato politicamente come socialista, sapeva mantenere un’autonomia di scelte; cercava di dare una scossa alla programmazione televisiva, oltre le consuetudini. Ebbe l’intuizione di mandarmi a Los Angeles, insieme a Vieri Razzini, alla ricerca di qualcosa di nuovo. Lì trovammo e importammo una novità per l’Italia: le prime “soap opera” a lunga durata. Due grandi successi furono Capitol e Beautiful. Erano gli inizi degli anni Ottanta e consolidai un’esperienza di acquisti di programmi dall’estero.”
“Gli anni più divertenti furono a RaiTre, che nel 1986 da rete regionale divenne rete nazionale diretta da Angelo Guglielmi, che mi chiamò a occuparmi di acquisti e produzione. Non c’era una rigida divisione di ruoli e il direttore spostava le competenze da un dirigente all’altro secondo le necessità. Guglielmi fino allora era considerato un intellettuale severo della sinistra, fondatore del letterario Gruppo 63, ma, da direttore di rete, cambiò completamente atteggiamento. Per prima cosa escluse dalla programmazione i libri, il teatro e le questioni culturali. Era aperto al nuovo, voleva sperimentare e al tempo stesso intercettare il grande pubblico. Comprai una serie americana “911” (numero telefonico di emergenza) su interventi speciali di pronto soccorso. Trasformammo, con Giovanni Tantillo, questa idea in una formula italiana, “Ultimo minuto” in onda il sabato in prima serata. Giovani registi (tra cui l’esordiente Gabriele Muccino) ricostruivano, come fosse in diretta, un fatto che aveva richiesto un soccorso particolare facendo poi partecipare i veri protagonisti. Il programma ebbe molto successo.”

RaiTre di Guglielmi inventò formati e stili che avrebbero trasformato la televisione italiana e in particolare la Rai, rendendola più spigliata e meno formale. Pensiamo all’indimenticabile “La tivù delle ragazze” e ai fratelli Guzzanti. “Chi l’ha visto?” e “Blob” sono tuttora tra le trasmissioni più longeve nella storia del servizio pubblico.
Lucia fa la sintesi del suo percorso:
“Avevo cominciato con l’alta cultura e terminai il mio percorso professionale con le contaminazioni di genere ad uso popolare. Com’è stato bello lavorare una lunga vita in Rai!”

Didascalia:
Nelle foto degli anni 60 Lucia Campione con i protagonisti del programma culturale “L’Approdo”:
Diego Fabbri, Roberto Longhi e la moglie Anna Banti, Carlo Emilio Gadda, Leone Piccioni, Paolo Valmarana, Mario Motta, Goffredo Petrassi, Giuseppe Ungaretti, Giulio Razzi, Giorgio Bassani, Enzo Siciliano.
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