Fondazione Murialdi, un secolo di giornalismo italiano

7 Aprile 2026

Fondazione Murialdi, un secolo di giornalismo italiano

di Pino Nano

Celebrazioni a Roma con una mostra fotografica piena di tanta RAI, e una solenne cerimonia alla Camera per i 100 anni dell’INPGI, l’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani.

L’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” celebra i suoi cento anni di attività con un’iniziativa speciale articolata in due appuntamenti.

Il primo è l’inaugurazione della mostra A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”, inaugurata il 24 marzo 2026 (ore 18.00) nella Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi” ,in via Nizza 35 a Roma e realizzata grazie alla disponibilità offerta del direttore della Fondazione Giancarlo Tartaglia, storico del gionalismo italiano e protagonista indimenticabile della grande famiglia dei giornalisti italiani.

Il secondo appuntamento, altrettanto solenne, si è svolto il 25 marzo 2026 alla Camera dei deputati, nell’Aula dei gruppi parlamentari (via di Campo Marzio, 78).

Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti istituzionali ed esponenti del mondo delle professioni che si sono confrontati sullo stato attuale del settore e sulle prospettive future. I lavori, moderati dal giornalista del Corriere della Sera, Isidoro Trovato, e dal vice presidente dell’ente Mattia Motta, sono stati aperti dal Vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, e hnno affrontato temi cruciali quali i cambiamenti del mercato del lavoro, le competenze emergenti, l’impatto delle innovazioni tecnologiche e le principali sfide normative che interessano il giornalismo e la previdenza dei giornalisti.

Nel corso della mattinata era, inoltre, prevista l’emissione di uno speciale annullo filatelico dedicato all’anniversario.

La foto storica che are la mostra è quella di Mario Francese uno dei grani giornalisti siliani uccisi dalla mafia
Salvatore Cusimano e Francesco Valente alla sede RAI di Palermo

La mostra “A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”, patrocinata dal Ministero della Cultura, è stata inaugurata dal Sottosegretario Lucia Borgonzoni e propone un percorso espositivo che raccoglie oltre 60 pezzi tra fotografie, cimeli e documenti storici che raccontano il giornalismo italiano dagli anni Sessanta al Duemila.

Tra questi, scatti del fotogiornalista Franco Lannino, una vecchia macchina telefoto e la telecamera di Miran Hrovatin ucciso con Ilaria Alpi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, 4 macchine per scrivere appartenute a fiduciari INPGI, tra cui una di Giancarlo Siani, un video storico sull’Inpgi, 3 pannelli in bianco e nero su forex, una teca contenente oggetti, documenti e verbali dell’Istituto oltre a pagine di giornale d’epoca.

La foto di Beppe Alfano

L’esposizione -spiega il padrone di casa Giancarlo Tartaglia-, che offre una riflessione sulla storia e sul presente della professione giornalistica, mettendo in primo piano i cronisti stessi e le sfide affrontate da chi racconta i fatti con rigore e coraggio, intende anche ricordare tutti i giornalisti caduti nell’esercizio del loro mestiere e rende omaggio ai protagonisti del giornalismo d’inchiesta come Cosimo Cristina, il primo cronista ucciso dalla mafia nel 1960, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano, ma ricordiamo il sacrificio di Walter Tobagi, Giancarlo Siani, Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan nel 2001, oltre a figure-simbolo come Giuseppe Quatriglio, giornalista e scrittore, che nel 1968 raccontò il terremoto del Belìce.

L’inviato Speciale Simone Camilli in una foto scattata prima che venisse dilaniato dall’ordigno esplosivo che poi lo ha ucciso mentre filmava le operazioni di sminamenro a Gaza

Tra le foto più significative all’entrata della mostra anche quella che ritrae e ricorda un altro eroe del giornalismo italiano, Simone Camilli, (suo padre Pierluigi era stato uno dei pionieri del TG1 e poi condirettore della TGR RAI insieme ad Angela Buttiglione direttore di testata), morto sulla Striscia di Gaza per l’esplosione improvvisa di un ordigno mentre lui stava seguendo le operazioni di disinnesco, storia anche la sua di grande civismo e di immensa dedizione professionale verso questo mestiere.

Ancora la foto di Simone Camilli all’entrata della Mostra ospitata dalla Fondazione Murialdi

Ma non tutti forse conoscono la storia dell’INPGI. Qui di seguito troverete i Cenni storici sufficienti per capire di cosa si parla.

Istituito in Ente Morale con il decreto regio n. 838 del 25 marzo 1926, l’Inpgi affonda le radici in una visione pionieristica della solidarietà di categoria, unificando l’eredità delle antiche Casse Pie ottocentesche in una moderna e organica istituzione di garanzia.

Nel secondo Dopoguerra, la scelta della sua intitolazione a Giovanni Amendola – giornalista, accademico e politico, morto a causa di una vile aggressione squadrista – conferisce all’Istituto un imprinting inequivocabile. L’Inpgi nasce e si consolida come presidio democratico: un avamposto a protezione dei giornalisti affinché possano misurarsi con i fatti e con il potere senza soggezioni. Come testimonia il peculiare percorso giuridico, suggellato nel 1951 dalla “legge Rubinacci”, che ne sancisce la natura di unicum nel panorama previdenziale e istituzionale italiano, la tutela previdenziale del giornalista va di pari passo con la tutela del diritto all’informazione dell’intera collettività.

Dal 1° gennaio 1995 l’INPGI è stato trasformato da ente pubblico in fondazione, avente natura giuridica privata, permanendo lo svolgimento da parte dello stesso delle pubbliche funzioni con autonomia gestionale, organizzativa e contabile, evitando in questo modo l’assoggettamento alle riforme del sistema pensionistico degli anni 90.

Nel 1996 nasce la Gestione previdenziale destinata ai giornalisti che svolgono attività autonoma, attività che l’INPGI continua a svolgere tuttora, mentre la gestione previdenziale dei giornalisti dipendenti, dal 1° luglio 2022, è transitata in capo all’INPS.

Giancarlo Tartaglia insieme a Pino Nano