L’Intelligenza artificiale ci rende liberi o condiziona le nostre esistenze?

4 Maggio 2026

L’Intelligenza artificiale ci rende liberi o condiziona le nostre esistenze?

di Pino Nano

Il tema è quanto mai attuale e anche scottante. Per saperne di più siamo andati a Trieste a trovare uno dei massimi esperti di questo tema in Italia, il giornalista e analista Andrea Bulgarelli, una vera autorità in tema di Intelligenza Artificiale.

“La mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro”. È questa una affermazione tanto declamata, ma ormai relegata dai social media all’elenco delle buone intenzioni.

Parlare di Intelligenza artificiale (IA) significa anche trattare di libertà personali. Ne abbiamo avuto la conferma in questi giorni relativamente al caso sollevato dal licenziamento da parte di Meta di oltre un migliaio di persone, che in Kenya operavano sui nostri dati e sulla nostra vita quotidiana per alimentare l’IA. E lo facevano agendo sui filmati registrati dagli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta Smart Glasses contenenti scene private ottenute – come ha replicato la Big tech americana – con il consenso delle persone.

andrea bulgarelli

-Andrea Bulgarelli, autorizzare il consenso all’utilizzo dei dati sulle piattaforme digitali non è una scelta ma un obbligo?

Questa del consenso, continua ad essere una scusa alla quale né la legislazione dell’Unione europea, né quella italiana hanno posto un adeguato freno: le varie piattaforme digitali obbligano per il loro utilizzo gratuito a dare il consenso all’utilizzo dei propri dati. Ebbene, sorgono naturali un paio di domande: visto e considerato che queste reti social per esistere utilizzano le infrastrutture digitali pubbliche pagate con i soldi dei contribuenti attraverso le quali incassano miliardi di euro in pubblicità, perché l’obbligo a cedere la propria esistenza può essere consentito? E inoltre, in questa sfrenata corsa alla digitalizzazione perché la Pubblica amministrazione italiana ha utilizzato proprio questi canali per dialogare con i cittadini, costringendoli in questo modo ad essere presenti sui social media?

-Le piattaforme chiedono il consenso all’utilizzo dei prodotti dell’ingegno per alimentare i loro sistemi di Ia?

Come Federazione italiana giornalismo editoria e comunicazione, abbiamo posto queste domande rilevando allo stesso tempo quanto sia queste piattaforme, che i vari chat bot di Intelligenza artificiale si sono alimentati “senza pagare” e senza avere le necessarie autorizzazioni dei contenuti giornalistici prodotti, ad esempio, nel nostro Paese. Credo bene che sono diventati miliardari, perché alla fine paga sempre Pantalone, nel caso del giornalismo gli editori con le testate “copiate e incollate” senza ritegno.

-Capita anche ai giornalisti di utilizzare l’Intelligenza Artificiale?

Questo è un altro aspetto fondamentale: andrebbe verificato quanti sono i giornalisti che la utilizzano nel loro lavoro conoscendo sia lo strumento, che le norme da rispettare. Il rischio di violare il diritto d’autore a tutela del prodotto giornalistico di uno sconosciuto collega è dietro l’angolo. Con l’Ia generativa tutto ciò avviene in un attimo, anzi in un prompt. Non dimentichiamoci, poi, che gli scritti generati non hanno indicazioni relativamente alla loro produzione: non sappiamo se sono stati redatti dall’uomo o copiati ed incollati dall’IA.

-Cosa si potrebbe fare?

Questi e molti altri temi ce li siamo posti oltre due anni fa con un lavoro interdisciplinare e sinergico all’interno dell’associazione culturale Studium Fidei, elaborando la “Carta di Trieste sull’Intelligenza artificiale”, ovvero un modesto strumento di regolamentazione etica e giuridica per il retto uso di questa opportunità, al fine di salvaguardare l’“umanesimo” etico degli algoritmi che sono i propulsori dell’intelligenza artificiale. Fake news che condizionano l’opinione pubblica, testi e immagini “rubate” e modificate in barba ai diritti di tutela della proprietà intellettuale, algoritmi che si sostituiscono ai giornalisti, il timore della perdita dei posti di lavoro, i riflessi sull’economia, la tutela dei minori e dei più deboli, la garanzia della privacy anche in ambito sanitario sono alcuni dei temi che hanno stimolato una serie di incontri e confronti tra professionisti di vari settori per definire e contenuti della Carta, dove si è inteso porre l’accento sul fatto che i contenuti giornalistici sono garantiti dal diritto d’autore e non possono essere utilizzati dagli algoritmi per la creazione di testi senza l’indicazione della fonte.

-Ingegno e diritto d’autore ne escono indeboliti piuttosto che rafforzati dalla recente legge italiana sull’Intelligenza Artificiale…

L’indicazione della fonte è una regola che deve valere per tutte le opere dell’ingegno, dalla musica all’editoria e all’arte nel suo significato più ampio, ribadendo che vi deve essere la preventiva autorizzazione del proprietario del diritto d’autore e del soggetto titolare dei diritti connessi e di quelli relativi all’output realizzato grazia all’Intelligenza artificiale. Princìpi ovvi, ma che non trovato corrispondenza con un rafforzamento della tutela del diritto d’autore nella recente legge sull’Ia del settembre 2025, dove, piuttosto, ci si preoccupa di intervenire a tutela del diritto d’autore sulle creazioni miste tra umano e Intelligenza artificiale. Un’occasione sprecata che potrebbe essere sanata nei decreti attuativi della legge in capo al Governo entro un anno dalla sua entrata in vigore, auspicando regolamenti adeguati alle singole professioni e che, nel caso dell’informazione, possano riformare parzialmente norme ormai obsolete e definire percorsi di formazione obbligatori per l’uso dell’Ia. Allo stesso tempo andrebbero introdotte adeguate disposizioni penali e amministrative per l’uso illecito dei sistemi di intelligenza artificiale.

-Va posto un tema di responsabilità riferito all’utilizzo dell’algoritmo?

Nella Carta di Trieste all’art. 10 si è inteso porre in evidenza il tema delle responsabilità nell’utilizzo dell’IA indicando, ad esempio, che coloro i quali utilizzano o gestiscono l’IA potrebbero essere considerati responsabili dei danni generati, così come i fornitori di dati se il danno fosse causato da informazioni errate o pregiudizievoli, o ancora potrebbe essere considerato responsabile l’utente finale che non segue le istruzioni corrette o usa impropriamente l’IA. Se le regole non sono chiare, non ne veniamo fuori.

-Cosa si sentirebbe di dire in conclusione?

L’Intelligenza artificiale come tutte le innovazioni va accompagnata e governata.

-Non è facile, non crede?

È impensabile ritenere che questa rivoluzione possa essere compresa senza una adeguata formazione all’utilizzo di sistemi che, nel caso dell’informazione, devono coadiuvare il lavoro del giornalista e non sostituirlo. Non possiamo abdicare all’art. 21 della Costituzione delegando il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero agli algoritmi creati e gestiti da persone che attraverso il lor utilizzo possono condizionare l’opinione pubblica e determinare crisi democratiche nel nostro Paese e in quelli del resto del mondo. La sovranità appartiene al popolo italiano – mi permetto di scomodare ancora una volta la nostra Costituzione – e non ai miliardari della Silicon Valley o di qualunque altra congregazione affaristica basata in altre nazioni. Il giornalismo è una colonna portante della democrazia del nostro Paese, che va necessariamente tutelata a tutti i livelli rafforzandone le tutele con una riforma delle norme sull’informazione che superano abbondantemente i sessant’anni.

Andrea Bulgarelli è un giornalista e comunicatore nel settore privato e in quello pubblico con una pluriennale esperienza in redazione. Attualmente responsabile per la stampa e la comunicazione del Sistema Camera di commercio Venezia Giulia e di tutte le attività correlate, dalle fiere Olio Capitale e TriestEspresso Expo al Festival del cambiamento. Direttore della testata Venezia Giulia Economica e condirettore del magazine digitale dell’Unioncamere italiana, “Unioncamere Economia & Impresa”. Coordinatore della Carta di Trieste sull’Intelligenza artificiale e consigliere nazionale della Figec con delega in tema di Intelligenza artificiale nel giornalismo e nella comunicazione. All’interno degli organismi di categoria è stato consigliere dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, consigliere generale e fiduciario per il Fvg dell’Istituto di Previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi).